Il giudice distrettuale statunitense Zachary Bluestone ha archiviato con pregiudizio la causa intentata da Ann Altman contro il fratello Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI. La decisione, arrivata martedì, chiude definitivamente il procedimento: la sentenza stabilisce che la denuncia non potrà essere ripresentata davanti allo stesso tribunale. La notizia è stata riportata per prima dal Guardian.
Secondo quanto scritto dal magistrato, nel corso dell'ultimo anno Ann Altman non si è presentata all'esame medico indipendente disposto dalla corte e non ha rispettato altre scadenze processuali, nonostante gli avvertimenti che un comportamento simile avrebbe portato all'archiviazione. Un elemento procedurale, dunque, alla base della decisione, che ha accolto la mozione di Sam Altman.
Le accuse e la reazione della famiglia
La causa era stata depositata lo scorso anno: Ann Altman sosteneva di aver subito abusi sessuali dal fratello durante l'infanzia. Quando la vicenda era emersa, Sam Altman, la madre e i fratelli avevano diffuso una dichiarazione congiunta in cui definivano le accuse «profondamente dolorose e del tutto false», aggiungendo che la situazione causava «immenso dolore a tutta la famiglia».
Il giudice Bluestone ha quindi concesso l'archiviazione con pregiudizio, respingendo però anche la richiesta di Sam Altman di ottenere il rimborso delle spese legali e dei costi sostenuti. Un dettaglio che lascia aperta la partita economica, pur chiudendo quella giudiziaria.
Il legale: «Continuo a credere in Annie»
Santos Perez, l'avvocato che aveva rappresentato Ann Altman fino al ritiro avvenuto questo mese, ha commentato la decisione con una nota al Guardian: «Non sono più autorizzato a rilasciare dichiarazioni su questo caso, ma continuo a credere in Annie». Parole che non cambiano l'esito del procedimento, ma confermano che il caso, dal punto di vista mediatico e personale, resta tutt'altro che chiuso per la famiglia Altman.