Le elezioni di metà mandato americane hanno consegnato ai democratici sia la Camera sia il Senato, bocciando la visione del presidente in materia di intelligenza artificiale. Per due anni la Casa Bianca ha spinto un'agenda fatta di Super Intelligence, cene con i vertici delle Big Tech e via libera alle nuove infrastrutture. Ora quel percorso si complica: senza il controllo del Congresso, approvare norme favorevoli ai colossi dell'AI diventa molto più difficile.
Data center sotto pressione
Il voto indebolisce anche la spinta alla costruzione senza sosta di nuovi data center. Le voci critiche delle comunità locali, finora marginalizzate, acquistano peso politico. I progetti già pianificati dovrebbero andare avanti, il che spiega la corsa all'ultimo via libera delle settimane scorse. Da qui in avanti, però, i giganti del settore potrebbero incontrare resistenze concrete, soprattutto nei territori dove i nuovi impianti consumano suolo ed energia.
Il veto e la fuga all'estero
Trump resterà in carica altri due anni e ha già annunciato su Truth il ricorso sistematico al diritto di veto contro le leggi approvate dal Congresso. Intanto Elon Musk, sul suo social network, ha commentato con ironia i risultati: «I data center nello spazio sembrano un'opzione piuttosto interessante, al momento». Il Texas, roccaforte repubblicana da decenni, è andato al democratico James Talarico, proprio dove sono pianificate le fabbriche delle sue aziende.
Al di là delle difficoltà logistiche di un'infrastruttura orbitale, la tecnologia è globale per definizione. Se i protagonisti dell'AI incontrassero ostacoli reali a espandersi negli Stati Uniti, potrebbero cercare nuovi siti fuori dai confini nazionali. L'effetto wow è finito da tempo e le promesse di benefici per tutti faticano a concretizzarsi: i profeti dell'intelligenza artificiale devono fare i conti con una reputazione che scricchiola, e le midterm lo hanno dimostrato.