Una nuova, pesante accusa colpisce TikTok. Secondo quanto emerso da una denuncia della procuratrice generale di New York, Letitia James, la piattaforma avrebbe condotto un esperimento segreto disattivando le funzionalità di sicurezza per migliaia di utenti, inclusi bambini e adolescenti. L'obiettivo? Testare l'efficacia delle misure anti-dipendenza e di controllo dei contenuti. Il risultato, però, è stato un effetto placebo: gli utenti credevano di aver attivato strumenti di protezione che in realtà non funzionavano.
L'esperimento 'ghost' e la funzione Algo Refresh
Il cuore della controversia è la funzione Algo Refresh, che permette di resettare i suggerimenti dell'algoritmo per evitare contenuti indesiderati o pericolosi. Durante un test denominato 'ghost' o 'placebo', TikTok avrebbe selezionato migliaia di utenti che avevano utilizzato questa funzione. A loro insaputa, però, i feed non sono cambiati, a differenza di quelli di un gruppo di controllo che ha ricevuto la versione perfettamente funzionante. La denuncia sostiene che TikTok abbia così ingannato gli utenti, anche perché l'effetto del reset era comunque solo temporaneo.
La causa, intentata due anni fa e solo ora resa pubblica in parte, è una delle oltre venti azioni legali avviate da vari Stati americani. Le accuse principali riguardano la progettazione della piattaforma per creare dipendenza nei minori e la comunicazione ingannevole sulla sicurezza del servizio. Molti documenti sono stati secretati o pesantemente redatti, ma il giudice ha ordinato la pubblicazione di una versione aggiornata della denuncia depositata a fine agosto. TikTok si difende: «Testiamo regolarmente nuovi prodotti e funzionalità per convalidare l'esperienza e capire come funzionano nel mondo reale», ha dichiarato un portavoce.
Il caso Nasca e le responsabilità
Nella parte resa pubblica viene citato anche un altro esperimento, descritto da Bloomberg ad agosto. TikTok avrebbe disattivato le funzionalità che bloccano la visualizzazione di contenuti pericolosi per circa 15 milioni di utenti negli Stati Uniti. Tra questi c'era Chase Nasca, 16 anni, che si è suicidato. La vicenda getta un'ombra ancora più cupa sulle pratiche della piattaforma e alimenta il dibattito sulla regolamentazione dei social network a tutela dei più giovani.