La Francia torna all'attacco delle grandi piattaforme digitali con una proposta che potrebbe riscrivere gli equilibri fiscali del web. Il governo transalpino sta valutando una tassa di 5,5 centesimi per ogni gigabyte di traffico Internet distribuito agli utenti francesi, un prelievo che secondo le stime potrebbe generare fino a 10 miliardi di euro di gettito. Nel mirino ci sono i colossi che dominano il traffico dati: Google, Meta, Netflix, Amazon e TikTok, chiamati a contribuire per l'enorme volume di contenuti veicolati ogni giorno attraverso le reti nazionali.
Come funziona il prelievo
Il meccanismo è tanto semplice quanto ambizioso: ogni gigabyte consegnato agli utenti francesi verrebbe tassato, trasformando il consumo di video, social e servizi cloud in una fonte di entrate per lo Stato. La misura ha già superato una prima votazione parlamentare, ma il percorso resta tutt'altro che concluso. Il provvedimento dovrà affrontare ulteriori passaggi legislativi e, soprattutto, il confronto con Bruxelles e con le big company, che non hanno alcuna intenzione di accettare passivamente un balzello di questa portata.
Le reazioni e i nodi aperti
La proposta riaccende il dibattito sulla giusta ripartizione dei costi delle infrastrutture digitali. Da un lato Parigi sostiene che gli operatori telefonici investono miliardi per sostenere un traffico generato in gran parte dalle piattaforme; dall'altro le Big Tech parlano di una tassa che rischia di scaricarsi sui consumatori, con aumenti degli abbonamenti e possibili ripercussioni sulla concorrenza. Non mancano poi i dubbi giuridici: un prelievo basato sui gigabyte potrebbe entrare in rotta di collisione con le norme europee sul mercato unico digitale. Per ora la Francia osserva, calcola e prepara il terreno: se la misura passasse, diventerebbe il primo Paese dell'Unione a tassare direttamente il traffico dati, aprendo una strada che altri governi potrebbero seguire a ruota.