Una società di ricerca sugli investimenti, Citrini Research, ha voluto dimostrare che l'intelligenza artificiale può rivoluzionare lo sviluppo di farmaci. Insieme ad Anthropic ha testato una versione non ancora rilasciata di Claude per progettare un antidoto contro il veleno di scorpione. Il risultato? Il modello ha prodotto spunti promettenti, ma nulla che assomigli a un farmaco vero e proprio, come confermano gli esperti interpellati da The Verge.
Un esperimento ambizioso (e un po' naif)
La stessa Citrini ha ammesso che «nessuno di noi poteva dire di sapere qualcosa di IA applicata alla biologia». Questo non l'ha fermata dal pubblicare un post dal titolo «Volevamo usare Claude per creare un nuovo farmaco. Ecco cosa è successo». Il racconto è pieno di domande retoriche e citazioni di Darwin, ma anche di un dettaglio curioso: per aggirare i limiti di biosicurezza del modello, il team ha contattato a tappeto chiunque conoscesse in un laboratorio di IA, trovando infine in Anthropic un partner disposto a rimuovere le restrizioni e a fornire accesso a un modello avanzato. Il tutto con un conto di calcolo e token da quasi 50.000 dollari, saldato dalla stessa Anthropic.
211 proteine, 17 legami e nessuna medicina
Dopo aver vagliato diverse opzioni, il team ha scelto l'antidoto contro il veleno di scorpione, trattamento costoso e difficile da produrre. Obiettivo: usare Claude per progettare proteine capaci di legarsi alle tossine. Con un prompt da 35 pagine e circa 300 sotto-agenti, l'IA ha generato quasi 320.000 candidati, ridotti a 180 dopo aver scartato quelli simili a tossine o proteine note. Il processo ha richiesto 64 ore, a cui si sono aggiunti 31 progetti elaborati «con Claude», per un totale di 211. I test di laboratorio, affidati a due aziende esterne per altri 150.000 dollari, hanno promosso solo 17 proteine, ciascuna capace di legarsi a una sola delle cinque tossine bersaglio. Nessuna, però, ha superato il singolo legame.
Legarsi a una tossina non significa neutralizzarla, tantomeno trasformare la proteina in un trattamento sicuro ed efficace. Citrini lo ammette: «Nessun esperimento ha ancora testato se hanno effettivamente bloccato l'azione della tossina». Per gli esperti si tratta solo della parte «facile» del processo. «È relativamente semplice scoprire un buon legante contro le tossine di serpenti e scorpioni», spiega Andreas Hougaard Laustsen-Kiel, professore di tecnologie anticorpali all'Università Tecnica di Danimarca. «La parte difficile è tradurlo in un farmaco». Melisa Benard Valle e Anne Ljungars, della stessa università, parlano di risultati «tecnicamente promettenti, ma con un entusiasmo prematuro»: restano ignoti sicurezza, stabilità e comportamento nell'organismo.
L'aspetto davvero nuovo, secondo le ricercatrici, è il «processo di scoperta autonomo, non i risultati biologici». L'IA può accelerare la ricerca, ma «trasformare molecole promettenti in medicine efficaci resta una sfida molto più grande». Anche Andreas Bender, professore di machine learning in medicina all'Università Khalifa di Abu Dhabi, ridimensiona l'entusiasmo: metodi esistenti come lo screening ad alta produttività «trovano spesso numerosi candidati a costi contenuti», anche senza IA. Progettare proteine che si legano a un bersaglio è «in un certo senso» un problema risolto; la vera difficoltà è la traduzione in terapia. Citrini, dal canto suo, proclama comunque il successo dell'esperimento, puntando sui futuri investimenti nel settore. Peccato che i dettagli siano riservati agli abbonati paganti.