Il Mar Nero si conferma uno dei fronti più caldi e imprevedibili del conflitto tra Russia e Ucraina, ma la minaccia ora si estende pericolosamente ai Paesi della NATO. A finire nel mirino sono le navi mercantili, colpite da droni mentre solcano rotte vitali per il commercio internazionale. L'ultimo bilancio parla di cinque imbarcazioni colpite o affondate nelle zone economiche esclusive di Bulgaria e Romania, un dato che ha spinto l'Alleanza Atlantica a correre ai ripari.
Gli attacchi del 13 ottobre
Gli episodi più gravi risalgono al 13 ottobre, quando due navi sono state attaccate al largo della costa bulgara. La HS Dignity, cargo battente bandiera della Guinea-Bissau, è affondata: cinque marinai sono stati tratti in salvo, mentre undici risultano ancora dispersi. La Chelsea 3, unità di proprietà ucraina registrata a Malta, ha invece subito danni da tre droni, ma tutti i quindici membri dell'equipaggio sono stati evacuati in sicurezza.
Il nodo delle responsabilità
Le autorità bulgare sospettano un coinvolgimento russo, ma mancano prove definitive sull'origine degli attacchi. Questa incertezza complica la risposta della NATO, che sta valutando un rafforzamento delle difese marittime nell'area. L'obiettivo è proteggere le rotte commerciali e scongiurare un'escalation capace di trascinare direttamente i Paesi membri nel conflitto. La posta in gioco non è solo militare: il Mar Nero è un corridoio strategico per grano, energia e merci, e la sua instabilità rischia di ripercuotersi sui mercati globali.
Mentre la guerra dei droni si sposta sul mare, la NATO si trova davanti a un dilemma: reagire con fermezza senza alimentare ulteriormente le tensioni. La partita nel Mar Nero è appena cominciata.