Al New York Film Festival, Luca Guadagnino ha presentato 'Artificial', la sua satira dark su Sam Altman. Sul palco il regista ha dichiarato: «Quando qualcuno vuole giocare a fare Dio, per me è molto interessante». Il tema del potere – chi lo detiene, chi lo brama e chi farebbe di tutto per ottenerlo – è il cuore del film, che segue con sorprendente fedeltà gli eventi reali attorno all'amministratore delegato di OpenAI, dalla sua ascesa alla breve cacciata.
Un ritratto spietato e ipnotico
Andrew Garfield interpreta Altman come un psicopatico manipolatore, assetato di potere, che mente con la stessa facilità con cui respira. La sua performance è disturbante e magnetica: usa il contatto fisico in modo sinistro per controllare gli altri. Con Ilya Sutskever (Yura Borisov), Altman inizia toccandogli l'avambraccio, poi la spalla, per arrivare a stringergli la nuca. In una scena, durante una riunione con Elon Musk (Ike Barinholtz), si siede sul bracciolo della sedia di Sutskever e poi vi scivola dentro, quasi a volersi fondere con lui. Il film cita una frase di Paul Graham del 2008: «Potresti paracadutarlo su un'isola piena di cannibali e dopo 5 anni sarebbe il re».
La pellicola non si limita a satirizzare: segue le tappe reali della storia di OpenAI. Dall'incontro tra Sutskever e Geoffrey Hinton (Mark Rylance) all'Università di Toronto nei primi anni 2000, all'asta del 2012 in cui la tecnologia fu venduta a Google per oltre 40 milioni di dollari, fino alla cena del 2015 a Menlo Park con Altman, Brockman, Musk e altri. E poi il 2017, quando un sistema OpenAI sconfisse un campione umano a Dota 2. Il film è strutturato in capitoli che corrispondono a questi momenti chiave, con pochi personaggi inventati.
Il licenziamento e il ritorno
La parte più intensa riguarda il licenziamento di Altman e il suo ritorno. Vediamo la riunione in cui il consiglio gli comunica la decisione, e poi la sua reazione: chiama subito il CEO di Microsoft Satya Nadella per ottenere supporto, raduna una cabala di dirigenti e dipendenti a casa sua, minacciando di portarli tutti con sé a Microsoft. Quando il consiglio lo invita a tornare con condizioni di maggiore trasparenza, Altman sorseggia un frullato verde e chiede le dimissioni immediate di tutti. «Chi metteresti al loro posto?» chiedono. «Ve lo farò sapere», risponde senza guardarli. La scena, per quanto assurda, è fedele ai resoconti reali.
Il film omette però il ruolo di Mira Murati (Monica Barbaro), che secondo alcune fonti avrebbe avviato la conversazione interna sulle preoccupazioni legate ad Altman e raccolto documentazione compromettente. Nel film è dipinta come un'outsider brillante ma facilmente influenzabile. Non mancano libertà narrative: Altman in una scena esplora un bunker sotto la sua casa in California, pieno di serre e armi, che nella realtà non esiste (per quanto ne sappiamo). E un 'doomer' dell'IA avvicina Sutskever in un parco con una lista di scenari catastrofici. «La domanda non è 'Come potrebbe andare storto?', ma 'Come potrebbe non farlo?'», gli dice. 'Artificial' resta una satira feroce ma ancorata ai fatti, un ritratto impietoso del potere nell'era dell'IA.