Negli Stati Uniti la ricerca sul clima finisce sotto attacco. Secondo un'inchiesta pubblicata su Nature, dal 2024 sono state presentate almeno 30 richieste di accesso a documenti e comunicazioni private a 13 università pubbliche americane. Le domande riguardano email, collaborazioni e materiali relativi agli studi sull'attribuzione climatica, la disciplina che quantifica il contributo del riscaldamento globale a eventi estremi come ondate di calore, alluvioni e incendi.
Modelli sotto pressione
Grazie a modelli matematici sempre più precisi, gli scienziati riescono a stimare quanto le emissioni di gas serra abbiano inciso su singoli fenomeni estremi e, in alcuni casi, a collegare una parte dei danni alle emissioni di specifiche aziende. Questi risultati stanno assumendo un peso crescente anche nelle aule dei tribunali, dove vengono usati come prova in cause legali contro le compagnie fossili. Da qui la reazione: le richieste di accesso agli atti sono viste come un tentativo di intimidire i ricercatori e rallentare il lavoro scientifico.
Un attacco alla libertà di ricerca
L'inchiesta di Nature mette in luce una crescente campagna di pressione che rischia di minare l'indipendenza della ricerca accademica. Le università coinvolte si trovano a dover gestire un numero crescente di richieste, con costi in termini di tempo e risorse. Il timore è che tutto ciò possa avere un effetto deterrente sui ricercatori, spingendoli a evitare temi controversi. La posta in gioco è alta: la capacità della scienza di informare il dibattito pubblico e le decisioni politiche sui cambiamenti climatici.