Google ci aveva provato: un portatile semplice, potenziato dall'intelligenza artificiale, per chi naviga, scrive, legge email e guarda video. Il risultato, però, è un Android su un notebook senza buona parte di ciò che era stato promesso. La recensione del Lenovo Googlebook 15 parte da qui, e non sono tutte buone notizie. È giusto però non scaricare tutto su Lenovo: il progetto è di Google, e l'hardware, come vedremo, fa la sua parte.
Un hardware che convince
Il Googlebook 15 si presenta bene: 15,3 pollici, circa 1,29 kg, spessore intorno ai 16 millimetri e batteria da 70 Wh. La scocca unisce lega di magnesio e alluminio nella parte superiore a un composito rinforzato con fibra di carbonio alla base, con trattamento silk-touch piacevole al tatto. La sensazione è quella di un notebook premium, non di un Chromebook economico. Sul retro c'è la Glowbar, barra luminosa che accompagna alcune interazioni con Gemini: carina, ma dopo la curiosità resta solo una luce.
Tastiera e trackpad sono tra le cose migliori: corsa ben calibrata, risposta precisa, retroilluminazione utile. Il trackpad in vetro ha feedback aptico convincente, ma richiede ritocchi a sensibilità e scorrimento. Ed è proprio scorrendo che emergono le stranezze di Googlebook OS: con il trackpad lo scorrimento sembra meno fluido di quanto i 120 Hz farebbero pensare, mentre con il touchscreen migliora nettamente. Il display OLED da 2880 × 1800 pixel, formato 16:10, copertura DCI-P3 al 100% e 500 nit dichiarati si fa comunque apprezzare per neri profondi, contrasto e colori. Audio con quattro altoparlanti e Dolby Atmos sufficiente; webcam da 5 megapixel nella media.
Potenza e software: il nodo
Sotto la scocca c'è un Intel Core Ultra 5 325 Panther Lake, 8 core e 8 thread, fino a 4,5 GHz e NPU da 47 TOPS. Il computer è reattivo e l'efficienza convince, ma con Android le occasioni per mettere davvero alla prova il processore sono ridotte. Ci sono 16 GB di RAM LPDDR5X saldata e un SSD da appena 256 GB: pochi per un notebook premium, anche se le porte non deludono (due Thunderbolt 4, USB-A, HDMI, jack e Wi-Fi 7).
L'idea era unire il mondo desktop di ChromeOS, le app Android e Gemini Intelligence. Nell'uso, però, resta la sensazione di un prodotto arrivato troppo presto. Si naviga con Chrome, si installano app dal Play Store, si gestiscono finestre, ma alcune app sembrano quelle del telefono messe in una finestra. E Gemini, che dovrebbe essere il motivo per sceglierlo, offre spunti interessanti come Magic Pointer e Rambler, ma funzioni come Create My Widget non erano disponibili in Italia durante la prova. Le promesse, insomma, restano a metà.