Si chiama D2D Satellite Map ed è la prima mappa interattiva al mondo che mostra dove gli smartphone riescono a collegarsi direttamente ai satelliti, anche in assenza di copertura cellulare. A realizzarla è Opensignal, che ha utilizzato miliardi di misurazioni raccolte in tutto il globo durante l'effettivo utilizzo dei servizi Direct-to-Device (D2D), senza basarsi sulle previsioni di copertura dichiarate dagli operatori.
Come funziona la mappa
Ogni punto sulla mappa indica una località in cui almeno uno smartphone è riuscito ad agganciare un satellite a partire da gennaio 2026. I dati verranno aggiornati con cadenza mensile, così da seguire la progressiva diffusione dei servizi satellitari. Attenzione però: la mappa non va letta come una verifica della copertura disponibile. Una connessione rilevata potrebbe essere avvenuta solo in condizioni specifiche, mentre l'assenza di punti non implica necessariamente che il servizio manchi. Tra le rilevazioni possono comparire anche collegamenti effettuati da utenti in roaming, magari in Paesi dove questi servizi non sono ancora commercializzati.
Cosa serve per connettersi
Gli smartphone compatibili possono collegarsi direttamente ai satelliti senza antenne esterne. Alcuni servizi sfruttano le frequenze delle reti cellulari e funzionano anche su telefoni già in commercio, altri richiedono componenti hardware e software dedicati. È inoltre necessario che l'operatore telefonico abbia attivato il servizio tramite un accordo con un fornitore satellitare. Per ora le connessioni D2D vengono impiegate soprattutto per messaggi di testo, comunicazioni di emergenza e un numero limitato di applicazioni. Per chiamate vocali e connessioni dati più veloci bisognerà attendere ulteriori sviluppi: i satelliti attuali hanno capacità ancora limitata e anche la disponibilità delle frequenze radio rappresenta un ostacolo concreto. Molto dipenderà dai progressi tecnologici e dall'evoluzione degli smartphone.