I confini del Sistema Solare potrebbero presto arricchirsi di un nuovo pianeta nano. Durante le fasi di test del telescopio Simonyi Survey presso l'osservatorio NSF-DOE Vera C. Rubin, gli astronomi hanno individuato un corpo celeste ghiacciato di dimensioni eccezionali nella fascia trans-nettuniana. Registrato provvisoriamente con la sigla 2026 ED138, l'oggetto ha un diametro stimato tra 600 e 1.500 chilometri, con ogni probabilità vicino alla soglia dei 1.000 km.
Se i dati sulla sua forma sferica verranno confermati dall'Unione Astronomica Internazionale, si tratterà del primo pianeta nano aggiunto al registro ufficiale dai tempi di Eris, Makemake e Haumea. Un traguardo che arriva quasi in anticipo sulla tabella di marcia: il corpo è stato identificato la sera del 13 ottobre dall'astrofisico Matthew Holman del Harvard & Smithsonian Center for Astrophysics, applicando un nuovo algoritmo di tracciamento ai dati raccolti da Rubin nelle fasi iniziali di calibrazione del 2026.
Un algoritmo e dieci anni di orbita
L'algoritmo, sviluppato per individuare corpi in movimento incrociando miliardi di rilevamenti di luce, ha fatto emergere la traccia di un oggetto insolitamente luminoso e distante. Per validare l'orbita, Mario Jurić, professore dell'Università di Washington e responsabile del team del Sistema Solare del Rubin, ha setacciato gli archivi fotografici: l'oggetto è stato ritrovato retroattivamente, in gergo precovery, in immagini di altre survey risalenti fino al 2016. Questo ha permesso di ricostruire con precisione oltre dieci anni della sua traiettoria.
«Trovare un oggetto di queste dimensioni, intorno ai 1.000 chilometri di diametro, è un evento che capita una volta in una generazione», ha spiegato Jurić. «È il più grande oggetto trans-nettuniano scoperto negli ultimi vent'anni, e il telescopio Rubin l'ha scovato prima ancora di entrare a pieno regime». Attualmente 2026 ED138 si trova a circa 46 Unità Astronomiche dal Sole, contro le circa 40 AU di Plutone.
Perché era sfuggito per decenni
Nonostante le dimensioni imponenti, l'oggetto è rimasto invisibile per decenni a causa della sua posizione prospettica: si trova in una porzione di cielo molto vicina al piano della Via Lattea, un'area affollata da milioni di stelle che mimetizzava la debole traccia del pianeta nano. A fare la differenza è stata la combinazione unica del Rubin Observatory: una fotocamera digitale da 3,2 gigapixel capace di scansionare continuamente l'intero cielo australe e algoritmi avanzati in grado di filtrare il rumore di fondo per isolare solo gli oggetti in movimento.
La scoperta conferma il potenziale della Legacy Survey of Space and Time, la campagna decennale avviata ufficialmente dal Rubin nel giugno 2026. Solo nella fase preliminare di aprile il team aveva catalogato oltre 11.000 nuovi asteroidi e 380 oggetti trans-nettuniani minori. Con l'esplorazione ripetuta del cielo australe per i prossimi dieci anni, l'osservatorio promette di scovare molti altri mondi nascosti nelle regioni più remote del nostro quartiere cosmico.