In pochi mesi OpenAI ha dimostrato di saper fare due cose con impressionante costanza: ottenere risultati matematici straordinari e annunciarli in modo disastroso. L'ultimo tentativo di riparare i rapporti con una comunità accademica sempre più esasperata è la creazione di un panel indipendente di matematici chiamato a consigliare l'azienda su come presentare e rilasciare le scoperte. Ma l'iniziativa, arrivata senza preavviso, ha lasciato molti ricercatori con più domande che risposte.
Risultati storici e polemiche
Tra le conquiste rivendicate da OpenAI c'è la soluzione del problema di Navier-Stokes, uno dei sette Millennium Prize Problems irrisolti da circa 90 anni, risolto con un modello interno più potente di GPT-6 Astra e 10.000 agenti concorrenti. In circostanze normali sarebbe un trionfo epocale, con tanto di premio da un milione di dollari. Invece, la vicenda è stata complicata da accuse di scooping, spionaggio e violazione delle norme accademiche: secondo indiscrezioni, OpenAI avrebbe accelerato all'ultimo minuto per battere sul tempo altri ricercatori.
La tensione è esplosa quando il matematico Andreas Thom ha denunciato su Mastodon che le interazioni avute con ChatGPT prima dell'annuncio potrebbero aver contribuito ai risultati, senza trasparenza sull'origine dei dati di addestramento. OpenAI ha ammesso che uno dei dieci problemi risolti si basava pesantemente sul lavoro di Thom e Gábor Kun. «OpenAI ha fatto cose che i matematici generalmente non fanno», sintetizza Abhishek Saha, professore alla Queen Mary University di Londra.
Il panel di consulenza, composto da ricercatori di spicco, è visto come un primo passo ma con scetticismo: molti si chiedono quanto potere reale avrà e se OpenAI ascolterà davvero. Il primo compito affidato al gruppo è già titanico: coordinare il rilascio di decine di nuovi risultati prodotti da un modello non ancora pubblico, un'ondata che genera timori per l'impatto sul campo. James Maynard, medaglia Fields a Oxford, confessa di essere in piena «ricerca interiore» sul futuro della disciplina.
Il nodo è culturale: i matematici vogliono far avanzare la conoscenza, OpenAI vuole vincere. La tecnologia impara pattern e connessioni da enormi moli di materiale e li combina in modi nuovi, ma il modo in cui l'azienda sta rivoluzionando la matematica rischia di lasciare macerie. Le promesse di miglioramento ci sono, ma i fatti dovranno dimostrarle.