Il Canada vuole ridurre la propria dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e sceglie la strada europea. Secondo quanto riportato da Politico, Ottawa si appresta a entrare nella rete EuroHPC, l'infrastruttura europea di supercalcolo, per garantire a startup e ricercatori canadesi l'accesso alla potenza di calcolo necessaria per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Un passo che segna un cambio di rotta nelle alleanze tecnologiche del Paese.
Un'adesione ancora da confermare
La notizia, però, va maneggiata con cautela. The Logic precisa che l'offerta canadese è ancora in fase di valutazione e che nulla è stato formalizzato. L'ingresso nella rete EuroHPC non sarebbe dunque immediato: si tratta di un negoziato aperto, con tempi e modalità tutte da definire. Nel frattempo, la mossa di Ottawa viene letta come un segnale politico forte, in un momento in cui la corsa all'IA rende strategico il controllo delle infrastrutture di calcolo.
La dipendenza da Washington non svanisce
A raffreddare gli entusiasmi ci pensa Leicht, analista della Carnegie: secondo lui, l'adesione a EuroHPC non basta a spezzare il cordone che lega il Canada agli Stati Uniti. Le aziende canadesi continuano infatti a dipendere da provider cloud americani e da chip progettati oltreconfine, e la stessa economia digitale di Ottawa resta fortemente integrata con quella statunitense. L'accesso ai supercomputer europei è un tassello utile, ma non risolve il problema strutturale della sovranità tecnologica.
La partita, insomma, è appena iniziata: il Canada prova a diversificare i propri partner, mentre Bruxelles allarga la propria sfera di influenza nel calcolo ad alte prestazioni. Per startup e centri di ricerca, la posta in gioco è concreta: più potenza di calcolo significa modelli di IA più competitivi e meno vincoli imposti dai grandi operatori d'oltreoceano.