La corsa all'intelligenza artificiale passa da data center sempre più grandi ed energivori e negli Stati Uniti cresce l'opposizione delle comunità che si ritrovano questi impianti vicino a casa, preoccupate per l'aumento delle bollette, il consumo d'acqua e il rumore. Dopo Microsoft, Google, Amazon e Meta, anche OpenAI ha deciso di rispondere con una serie di impegni formali per i data center che costruirà negli Stati Uniti, accompagnati da due documenti che vanno oltre i suoi progetti.
Quattro aree di intervento
Il pacchetto annunciato da OpenAI tocca i principali punti di attrito con le comunità locali, a partire dal costo dell'energia, e si articola in quattro aree. Contestualmente, l'azienda ha pubblicato due documenti: il primo, il National Community Compact, spiega cosa possono aspettarsi le comunità dai futuri data center che l'azienda possiederà e gestirà direttamente; il secondo, il Compute Campus Policy Blueprint, propone politiche che governo federale, Stati e amministrazioni locali potrebbero adottare per rendere responsabile l'intero settore, non solo OpenAI. Ogni nuovo data center di proprietà avrà inoltre un accordo specifico, costruito sulle esigenze del territorio.
OpenAI non è la prima a muoversi in questa direzione: già a gennaio Microsoft aveva presentato l'iniziativa Community-First AI Infrastructure, articolata in cinque impegni, tra cui farsi carico dei costi aggiuntivi di elettricità, ridurre al minimo il consumo d'acqua, creare posti di lavoro sul territorio e investire in programmi di formazione. Nei mesi successivi si sono aggiunte Google, che ha promesso di pagare il 100% dell'elettricità consumata e dei costi per le nuove infrastrutture, e Amazon Web Services e Meta, impegnate a coprire interamente i costi dell'energia invece di scaricarli sugli altri clienti della rete.
Una condizione per il via libera
In un contesto in cui la domanda di elettricità per l'intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione le reti, questi impegni non nascono da una improvvisa generosità dei colossi, ma stanno diventando quasi una condizione necessaria per ottenere il via libera dalle comunità locali. Il tempismo dell'annuncio è curioso: arriva nella stessa settimana in cui l'amministratore delegato Sam Altman è finito al centro delle polemiche per aver definito, durante un podcast, "piuttosto terribile" che una parte della limitata disponibilità mondiale di RAM resti inutilizzata nei computer personali invece che nei data center, salvo poi spiegare che la frase era stata estrapolata dal contesto.