Il mercato delle schede grafiche gaming è già piuttosto complicato, ma ora arriva una novità che potrebbe interessare soprattutto gli appassionati di intelligenza artificiale. Alcuni modder hanno trovato il modo di spremere ancora più potenza dai tensor core di tutte le generazioni di schede GeForce RTX, eccetto l'ultima: quindi RTX 40, 30 e 20, anche se per quest'ultima sembra riguardare solo la top di gamma 2080 Ti. A quanto pare, NVIDIA avrebbe imposto dei limiti, anche se non è del tutto chiaro per quale finalità. I tensor core, è importante precisare, sono quelli che si occupano delle operazioni AI: i vantaggi nel gaming non saranno quindi particolarmente tangibili, anche se si può teorizzare che non siano nemmeno del tutto trascurabili.
Prestazioni AI raddoppiate
Nei carichi di lavoro AI, però, la differenza si percepisce eccome: in determinati benchmark, i punteggi possono arrivare a raddoppiare. Per esempio: una RTX 3090 Ti è passata da 87,5 a 157,4 TFLOPS nelle operazioni di moltiplicazione di matrici BF16, mentre una RTX 4090 ha aumentato da 165,6 a 331,6 TFLOPS il throughput misurato per le istruzioni Tensor Core FP16. Anche una RTX 2080 Ti ha raggiunto 111 TFLOPS, contro i 59,9 TFLOPS precedenti allo sblocco. Sono stati segnalati risultati positivi anche con RTX 3060, RTX 3070 e RTX 3080, sebbene la compatibilità non sia ancora verificata per tutte le varianti.
Benefici reali? Dipende dal software
I benefici reali dipendono però dal software: su RTX 3090 sono stati osservati miglioramenti del 14-36% nell'elaborazione dei prompt, mentre la generazione dei token cambia poco, spesso limitata dalla larghezza di banda della memoria. Nel gaming, dicevamo, la questione è ancora più dubbia. È vero che i tensor core e più in generale l'AI sono sempre più importanti anche per i videogiochi – pensiamo a tecnologie come il DLSS, la Ray Reconstruction, la Frame Generation e via dicendo – ma in questa fase sembra che sia più importante la generazione dei core che la loro frequenza operativa.