I modelli di intelligenza artificiale vengono ormai impiegati per scrivere email di phishing o scovare vulnerabilità, ma i ricercatori di Cisco Talos hanno individuato un impiego decisamente più insidioso. Il protagonista è VOLTA, un infostealer per Windows che, dopo aver raccolto i dati delle vittime, interroga tre diversi modelli AI per assegnare un valore economico alle informazioni rubate.
Il malware si comporta come un classico ladro di credenziali: sottrae password, cookie e dati delle carte di pagamento salvati nei browser basati su Chromium e Firefox, nei profili di Thunderbird e Outlook, nei workspace Slack, nelle sessioni di Steam e Battle.net, nei token di Discord e Telegram, negli account Roblox, nei file di configurazione SSH e nei provider cloud. Include inoltre un sistema di cracking integrato per violare il contenuto dei wallet durante l'esecuzione.
Dai token di sessione al file di intelligence
Con i token di sessione acquisiti, VOLTA va oltre il semplice furto e raccoglie ulteriori dettagli sull'utente: accede ad esempio a Gmail per ricavare l'indirizzo di residenza dalle ricevute di Amazon, DoorDash, Uber Eats, Grubhub, Walmart e PayPal. Tutte queste informazioni vengono assemblate in un file di testo e inviate a OpenRouter con un prompt che istruisce il modello ad agire come un analista di intelligence forense.
Claude, Gemini e Kimi: la classifica del bottino
Il modello predefinito è Claude Opus 5.5 di Anthropic. Se rifiuta la richiesta, VOLTA ripiega su Kimi K2 di Moonshot e su Gemini 2.5 Flash di Google, più piccoli e con meno restrizioni. Nell'output compare una sezione dedicata a "quanto valgono" i dati, con un livello di monetizzazione classificato come basso, medio o alto, cioè quanto si potrebbe guadagnare rivendendo le informazioni.
L'analisi AI resta comunque un'opzione aggiuntiva e non è noto se i modelli abbiano effettivamente fornito le valutazioni richieste, dato che Cisco Talos non ha pubblicato le risposte. In ogni caso, VOLTA continua a operare a pieno regime come infostealer, confermando una tendenza preoccupante: l'AI diventa un moltiplicatore di valore anche per il cybercrimine.