Per anni Bruxelles ha marciato verso la fine del motore termico con la certezza di chi ha già fissato la data. Poi, mercoledì 4 novembre, qualcosa è cambiato: il 2035 resta all'orizzonte, ma con una via d'uscita per benzina e diesel. La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato la sua posizione sulla revisione delle regole CO2 con 48 voti a favore, 30 contrari e 2 astenuti.
Il numero che cambia tutto
Il testo tocca il simbolo della transizione: nel 2035 i costruttori dovranno tagliare le emissioni medie delle auto nuove del 87,5%, non più del 100% previsto oggi. Quel 12,5% che resta fuori basta a lasciare un posticino ai modelli termici nei concessionari. Non è l'unica concessione: gli eurodeputati hanno aggiunto un meccanismo di compensazione legato all'acciaio a basse emissioni prodotto nell'Unione, crediti che permettono di esibire il 95% di riduzione sulla carta pur emettendo più CO2 di quanto il numero lasci credere.
Numeri, deroghe e malumori
Per i veicoli commerciali leggeri l'obiettivo 2035 scende all'80%, mentre quello del 2030 passa dal 50% al 35%. Le piccole elettriche costruite in Europa valgono 1,4 veicoli nel calcolo: la matematica premia chi produce in casa. Il paradosso sta nei dati: a luglio un'auto nuova su quattro venduta in Europa era elettrica, eppure la produzione continentale resta inferiore di quasi il 20% rispetto al 2019, con linee di montaggio a mezzo regime.
La palla passa ora alla plenaria: a dicembre i deputati voteranno il mandato negoziale, poi toccherà il confronto con gli Stati membri. Nessuno è contento. L'associazione dei costruttori europei giudica le aperture troppo timide, sia per portata sia per durata; i Verdi parlano invece di un passo indietro per il Green Deal di Ursula von der Leyen.