La lunga battaglia legale tra Epic Games e Apple segna un nuovo punto a favore della software house di Tim Sweeney. Il giudice australiano Jonathan Beach ha stabilito che la casa di Cupertino deve consentire l'installazione di app store alternativi e di applicazioni provenienti da fonti esterne. Di conseguenza, Fortnite potrà tornare sull'App Store australiano a partire dal 23 ottobre, dopo anni di assenza. L'Australia era l'ultimo paese in cui il celebre battle royale non era ancora disponibile.
Le condizioni imposte dal tribunale
La sentenza non si limita a riaprire le porte a Fortnite. Il giudice Beach ha ordinato ad Apple di introdurre numerose modifiche al proprio ecosistema, confermando la violazione delle normative antitrust. L'azienda dovrà permettere il sideloading, l'uso di sistemi di pagamento di terze parti e l'inserimento nelle app di link che rimandino a prezzi inferiori. Inoltre, Apple non potrà applicare commissioni per l'accesso agli store esterni o per i metodi di pagamento alternativi. Si tratta di un cambiamento epocale per il modello di business chiuso storicamente difeso da Cupertino.
Tempistiche e ricorso di Apple
Le modifiche dovranno essere implementate entro il 1 marzo 2027, con la possibilità per Apple di chiedere uno slittamento al 3 maggio 2027, purché supportato da valide motivazioni. Tuttavia, Fortnite potrà già tornare disponibile dal 23 ottobre. Apple non ha tardato a reagire: un portavoce ha annunciato che verrà presentato appello e richiesta la sospensione dell'efficacia della decisione, per «giungere a una soluzione che rispetti la nostra proprietà intellettuale e tuteli l'esperienza sicura e protetta» garantita dall'App Store.
Lo scontro tra le due aziende era iniziato nel 2020, quando Fortnite fu rimosso dall'App Store per aver introdotto un sistema di pagamento alternativo. Da allora Epic Games ha vinto quasi tutte le cause avviate nei vari paesi, e in Europa Apple è tenuta a rispettare il Digital Markets Act. Negli Stati Uniti il gioco è tornato disponibile da fine maggio, mentre resta ancora da definire la commissione sui pagamenti esterni. La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa.