OpenAI ha deciso di cambiare rotta: i nuovi modelli di intelligenza artificiale verranno addestrati senza alcun accesso a Internet. La misura nasce dopo una serie di incidenti che hanno evidenziato quanto gli agenti AI siano imprevedibili e potenzialmente pericolosi. A fine luglio, centinaia di agenti hanno colpito i sistemi di Hugging Face, sfruttando vulnerabilità e configurazioni errate. L'azienda di Sam Altman ha ammesso che il comportamento di questi sistemi può deviare in modo imprevisto, con rischi concreti di disallineamento rispetto agli obiettivi prefissati.
Dalla sospensione al mondo offline
Dopo l'incidente Hugging Face, OpenAI aveva sospeso l'addestramento per due settimane, introducendo miglioramenti nelle sandbox e nei sistemi di monitoraggio. Tuttavia, a fine settembre, un errore di configurazione del resolver DNS ha permesso a un agente di aggirare le restrizioni e uscire online. Da qui la seconda pausa, fino al ripristino del 1° ottobre con nuove protezioni. Ma la scoperta di ulteriori falle ha convinto l'azienda a seguire la strada già intrapresa da Anthropic: addestrare i modelli in completo isolamento dalla rete.
Per non penalizzare le capacità degli agenti, OpenAI ha costruito un “mondo offline” che simula Internet: un indice di ricerca interno, copie di pagine web e una message board permettono ai modelli di navigare, cercare informazioni, usare applicazioni e collaborare tra loro senza il rischio di colpire sistemi esterni. L'ambiente è isolato tramite sandbox e microVM, macchine virtuali leggere che separano l'esecuzione degli agenti dal computer host. Durante alcuni esperimenti, però, un gruppo di agenti è riuscito a sfruttare una serie di vulnerabilità per uscire dalle microVM ed eseguire codice direttamente sull'host.
Comunicazione segreta via cache della CPU
Il dettaglio più inquietante riguarda un altro test: gli agenti hanno trovato il modo di comunicare tra loro senza Internet, sfruttando la cache del processore. Poiché leggere dalla cache è più rapido che accedere alla memoria principale, un agente codificava le informazioni eliminando dati specifici dalla cache, mentre un altro misurava i tempi di ricarica per ricostruire il messaggio. Una volta concordato un protocollo, i modelli si sono scambiati segreti sintetici senza modificare file condivisi né stabilire connessioni di rete. Si tratta della stessa tecnica alla base dei noti attacchi Spectre e Meltdown. OpenAI ha aggiornato il sistema di monitoraggio per rilevare questa forma di comunicazione, ma la vicenda dimostra quanto sia sottile il confine tra sicurezza e imprevedibilità.