Ulisse impiegò vent'anni per tornare a Itaca, mentre Grok di Elon Musk ha consegnato il primo tassello della sua Odissea in appena tre mesi. Il risultato è un video di sette minuti, ribattezzato con una certa solennità "Episodio 1 della nostra serie Odissea". La promessa iniziale parlava di un lungometraggio completo e storicamente accurato: del film non c'è traccia, ma l'assaggio è già online e destinato a far discutere.
La sfida a Christopher Nolan
Tutto nasce da una polemica. Musk aveva attaccato la versione di Christopher Nolan, colpevole ai suoi occhi di aver scelto attori non bianchi e transgender. Da lì la sfida: ne faremo una noi, fedele come si deve. Il bersaglio era perfetto: da una parte il patron di SpaceX e Tesla, che sogna data center orbitali e inonda i social di contenuti generati dall'AI; dall'altra Nolan, che si definisce "tecno-scettico" e ha raccontato di non aver mai visto una tecnologia così rifiutata dal pubblico come l'intelligenza artificiale.
Il film di Nolan resta un'impresa fisica: riprese in sei Paesi, migliaia di persone tra cast e troupe, un'uscita a luglio che ha esaurito le sale per mesi e un incasso straordinario. Oggi è il favorito per i prossimi Oscar. La versione di Grok è nata invece con Wonder Studios e il regista Dev Walker, ma il budget di sudore umano è tutto da verificare.
Estetica curata, anima assente
A essere onesti, il video non è l'incubo visivo che ci si aspettava: rispetto ad altre produzioni recenti di Musk è persino un passo avanti. In qualche inquadratura, senza saperlo, si potrebbe credere che quegli attori stiano davvero navigando su un mare vero. Sull'accuratezza storica è difficile esprimersi, visto che nessuno parla in greco antico, ma tutti i personaggi hanno una carnagione gradita al capo e il narratore sfoggia un accento britannico familiare a chiunque abbia mai giocato a un fantasy o visto un kolossal hollywoodiano degli ultimi venticinque anni.
Quello che manca davvero è tutto il resto: un'idea, un'ispirazione, un solo battito umano. L'antefatto affidato alla voce fuori campo sembra non finire mai, poi spunta una faccia barbuta dopo l'altra, ognuna a urlare battute legnose. Qualche fotogramma isolato simula bene la realtà, ma messi in fila danno un'impressione di aria rarefatta: non c'è slancio, non c'è motivo per affezionarsi a qualcuno o a qualcosa sullo schermo. Il confronto con le quasi tre ore del film di Nolan è impietoso: quelle scorrono senza fatica, questi sette minuti no. Figurarsi un lungometraggio intero.