SpaceX accelera sulla telefonia mobile. Dopo aver ottenuto la licenza sullo spettro di frequenze che le consente di operare come quarto operatore negli Stati Uniti, l'azienda di Elon Musk ha avviato discussioni con Echostar per una doppia ipotesi: l'acquisizione di Boost Mobile oppure l'utilizzo della sua rete cellulare terrestre. Lo riporta il Washington Post, delineando una strategia che punta a lanciare Starlink Mobile su scala nazionale.
La licenza c'è, l'infrastruttura no
La licenza ottenuta da SpaceX copre lo spettro low-band fino a 14 MHz nella banda 800 MHz, frequenze capaci di attraversare gli ostacoli e quindi adatte a una copertura capillare. Il problema è che l'azienda non possiede alcuna infrastruttura terrestre e costruirla da zero richiederebbe anni. Oggi Starlink Mobile funziona negli USA tramite T-Mobile, ma la connettività Direct-to-Cell è garantita soltanto all'esterno degli edifici: da qui la necessità di appoggiarsi a torri cellulari tradizionali.
Porte chiuse dai big e il piano B
Secondo il Washington Times, Musk avrebbe chiesto ad AT&T, Verizon e T-Mobile l'accesso alle rispettive reti, incassando un rifiuto netto: cedere spazio a un concorrente significherebbe perdere abbonati. Da qui il passaggio al piano B, con i colloqui verso Echostar. Anche questa strada presenta ostacoli rilevanti: Boost Mobile è un MVNO che affitta capacità sulle reti di AT&T e T-Mobile, e i contratti di leasing non sono trasferibili senza l'autorizzazione dei due operatori, che diventerebbero diretti concorrenti di SpaceX.
Sul fronte economico le stime divergono profondamente. Il CEO di Verizon sostiene che costruire una rete terrestre richiederebbe investimenti fino a 500 miliardi di dollari e tempi di 4-6 anni; Musk replica che basterebbero 2-3 anni. Nel frattempo SpaceX deve fare i conti anche con l'ostilità dei quattro principali operatori europei, segno che la partita sulla connettività satellitare si sta giocando ormai su scala globale.