Votare è un diritto, anche a 400 chilometri di distanza dalla Terra. Lo sanno bene i tre astronauti della NASA Anil Menon, Luke Delaney e Jessica Watkins, che hanno esercitato il proprio diritto di voto alle elezioni statunitensi di metà mandato direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionale. Un gesto che sembra fantascientifico ma che si basa su un sistema collaudato da anni.
Come funziona il voto orbitale
Il meccanismo è tanto semplice quanto ingegnoso. Gli astronauti compilano una scheda elettronica protetta, che viene poi trasmessa ai server della NASA tramite una connessione cifrata. Da lì, il documento digitale viene inoltrato alle autorità elettorali della contea di appartenenza dell'astronauta, che provvedono a registrare il voto come se fosse stato espresso in un seggio tradizionale. La procedura è resa possibile da una legge federale del 1997 che garantisce il diritto di voto ai membri dell'equipaggio in orbita.
Una tradizione che si rinnova
Non è la prima volta che astronauti votano dallo spazio: la pratica è iniziata nel 1997 con David Wolf e da allora è stata ripetuta in diverse occasioni, dalle elezioni presidenziali a quelle di metà mandato. Il sistema, gestito in collaborazione con il Johnson Space Center di Houston, prevede che l'astronauta riceva la scheda via email, la compili e la rispedisca con un codice di verifica univoco. Un modo per garantire che, anche in orbita, il diritto costituzionale non venga meno.
La notizia ha un valore simbolico non indifferente: dimostra come la tecnologia possa abbattere anche le barriere più estreme, rendendo possibile un gesto democratico fondamentale persino nello spazio. E chissà che in futuro, con l'aumento delle missioni di lunga durata, questo sistema non diventi la norma anche per altri tipi di consultazioni.