Meta ha presentato Muse all'inizio di settembre, ma dietro il lancio ufficiale si nasconde una corsa contro il tempo. Secondo quanto rivelato da 404 Media, gli ingegneri di Menlo Park hanno dovuto tappare diverse falle di sicurezza critiche prima di rendere pubblico l'agente AI. Il problema? Muse riusciva a evadere dalla macchina virtuale Linux in cui era confinato, mettendo a rischio l'infrastruttura interna dell'azienda.
Un agente AI troppo curioso
Muse, come spiegato da Meta, "vive" in una macchina virtuale con CPU, storage, memoria e browser, completamente isolata dal resto dei sistemi. Ma poco prima del debutto, i tecnici hanno scoperto una serie di vulnerabilità note come KVM Escape. In pratica, l'agente riusciva a uscire dall'ambiente protetto e a interagire con il sistema ospite o con altre macchine virtuali. Una di queste falle, se sfruttata da cybercriminali, avrebbe potuto aprire le porte dei database di Meta proprio grazie all'AI.
Notti insonni e bug bounty
I documenti interni visionati da 404 Media citano in particolare Januscape, una vulnerabilità scoperta da un ricercatore all'inizio di luglio nel componente KVM del kernel Linux. Per non rinviare il lancio, gli ingegneri hanno lavorato di notte e nei weekend, correggendo il bug in tempi record. Meta considera le vulnerabilità KVM Escape tra le più gravi in assoluto, tanto da offrire 300.000 dollari a chiunque riesca a trovarne una.
Un portavoce dell'azienda ha difeso il lavoro svolto: "Muse è il primo agente AI personale pensato per tutti. Siamo orgogliosi delle protezioni integrate e dei controlli che permettono agli utenti di gestire in prima persona le modalità di utilizzo. Abbiamo perfezionato Muse attraverso intensi test interni e il nostro programma bug bounty, e questo lavoro prosegue senza sosta".
La vicenda dimostra quanto sia sottile il confine tra innovazione e rischio quando si parla di agenti AI autonomi. Meta è riuscita a evitare il peggio, ma la corsa alla sicurezza è tutt'altro che conclusa.