La Corea del Sud lancia il primo vero allarme sull'uso degli occhiali intelligenti per copiare agli esami. La polizia del distretto di Songpa, a Seul, ha trasmesso alla procura il caso di un candidato sorpreso mentre utilizzava occhiali AI durante un esame nazionale di certificazione professionale. L'uomo, identificato dalle autorità, avrebbe sfruttato la tecnologia per ricevere suggerimenti in tempo reale durante la prova.
Come funzionano gli occhiali incriminati
I dispositivi in questione sono occhiali smart di ridotte dimensioni, dotati di microcamera e connessione wireless: possono scansionare le domande e trasmettere le risposte attraverso un piccolo altoparlante a conduzione ossea, praticamente invisibile a occhio nudo. Proprio questa caratteristica li rende particolarmente insidiosi per i sistemi di sorveglianza tradizionali, che faticano a distinguerli da un paio di occhiali comuni.
Un precedente che preoccupa
Il caso di Seul non è isolato: negli ultimi mesi le autorità sudcoreane hanno segnalato un aumento di episodi sospetti legati a dispositivi indossabili durante le prove di certificazione. La trasmissione del fascicolo alla procura rappresenta un passo significativo, perché potrebbe creare un precedente giuridico per il trattamento di reati commessi con strumenti di intelligenza artificiale. Le sanzioni previste per frode agli esami in Corea del Sud sono severe e possono includere il divieto di sostenere esami pubblici per diversi anni.
La vicenda solleva interrogativi più ampi: con l'avvicinarsi di dispositivi come i futuri occhiali smart di Meta e Apple, i centri d'esame dovranno ripensare completamente le procedure di controllo, introducendo rilevatori di frequenze e ispezioni più rigorose. La corsa tra chi copia e chi controlla è appena cominciata, e la Corea del Sud si trova in prima linea.