Negli anni 2000, modificare la PlayStation 2 era un rito quasi obbligatorio per i videogiocatori. La pratica del jailbreak, oggi considerata illegale, era allora diffusissima e spesso veniva eseguita direttamente in negozio, sotto gli occhi di tutti. I rivenditori specializzati offrivano il servizio di modifica per pochi soldi, e nessuno si scandalizzava.
Come funzionava la modifica
L'intervento consisteva nell'installare un chip mod all'interno della console, che permetteva di aggirare le protezioni regionali e di avviare copie di backup dei giochi. I più esperti lo facevano da soli, ma la maggior parte preferiva rivolgersi a negozianti compiacenti. In alcuni casi, la modifica veniva addirittura pubblicizzata come un plus durante l'acquisto della console. Era un'epoca in cui la pirateria videoludica era vista con tolleranza, se non addirittura come una forma di ribellione.
Dal passato al presente
Oggi la situazione è completamente diversa. Le console moderne come PS5 sono dotate di sofisticati sistemi di sicurezza, e il jailbreak è perseguito legalmente. Le recenti polemiche sulla PS5 hanno riacceso i riflettori sul tema, ma nessuno si sognerebbe di portare la propria console in un negozio per farla modificare. La normativa si è inasprita, e i produttori hanno adottato misure drastiche per proteggere i loro ecosistemi. Eppure, per molti trentenni e quarantenni, il ricordo di quella pratica rimane un simbolo di un'epoca più ingenua e spensierata.