Un prompt pensato per Claude Code, l'agente da terminale di Anthropic, sta facendo il giro di X. L'idea è semplice quanto suggestiva: prima ancora di disfare la valigia in hotel, l'utente può lanciare una procedura in cinque fasi che controlla la rete Wi-Fi, i dispositivi Bluetooth nelle vicinanze e il telefono stesso, alla ricerca di indizi utili a individuare eventuali telecamere spia. Un tema caldo, quello della privacy nelle stanze d'albergo, che ha trasformato il prompt in un piccolo caso mediatico.
Come funziona la scansione in cinque passi
La sequenza parte da strumenti di analisi di rete come nmap, usato per mappare i dispositivi connessi alla Wi-Fi dell'hotel e scovare eventuali apparati sospetti. Si passa poi all'ispezione dei segnali Bluetooth e alla verifica delle reti wireless vicine, fino ad arrivare all'uso della torcia dello smartphone per un controllo visivo di lenti e obiettivi nascosti. Ogni fase produce un report che Claude Code interpreta, suggerendo all'utente dove concentrare l'attenzione. Gli esperti di sicurezza confermano che gli strumenti citati sono reali e già usati in ambito professionale, quindi il prompt non contiene magie: è una procedura guidata costruita su utility consolidate.
Un esito pulito non equivale a sicurezza
Il punto critico, sottolineato da più analisti, riguarda l'interpretazione dei risultati. Una scansione che non rileva nulla di anomalo non garantisce l'assenza di telecamere: molti dispositivi spia funzionano offline, con memorie locali o con reti cellulari che non compaiono nella Wi-Fi dell'hotel. Inoltre, l'uso di strumenti come nmap richiede un minimo di competenza per non generare falsi allarmi o interpretare male i dati. Il prompt di Claude Code resta quindi un valido supporto per un controllo preliminare, ma non sostituisce un'ispezione accurata e, nei casi dubbi, l'intervento di personale specializzato.