Negli Stati Uniti è emerso quello che potrebbe essere il primo caso di esonero dall'obbligo di usare l'intelligenza artificiale sul posto di lavoro per motivi religiosi. Protagonista è David Durman, amministratore dell'Università del Kentucky, che è riuscito a dimostrare come l'impiego di strumenti come ChatGPT o Copilot sia in contrasto con le proprie convinzioni umanistiche. Tecnicamente si tratta di una tutela prevista dal Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, la normativa federale che vieta le discriminazioni sul lavoro basate, tra gli altri fattori, sulle convinzioni religiose.
Ragionamento e identità: le ragioni dell'esonero
Secondo Durman, affidare parte del proprio ragionamento a sistemi automatizzati equivale a rinunciare a una componente fondamentale della propria identità e del proprio sviluppo morale. Nella sua visione, il processo di riflessione, la valutazione delle situazioni e le decisioni etiche sono parti imprescindibili per la crescita personale e non dovrebbero essere delegate a macchine. Un principio che l'amministratore ha difeso fino a ottenere il riconoscimento formale del proprio diritto.
Il ruolo dell'American Humanist Association
Il caso è stato seguito con la collaborazione dell'American Humanist Association (AHA), che ha sottolineato come l'umanesimo rappresenti, per chi lo professa, una visione complessiva della vita fondata sulla dignità e sul valore intrinseco delle persone. L'avvocata dell'AHA Alexandria Huiskens ha definito il riconoscimento un precedente importante, confermando che per l'associazione si tratta del primo caso di questo tipo. Una decisione che potrebbe aprire la strada a future richieste analoghe, ridefinendo il rapporto tra lavoro, tecnologia e libertà di coscienza.