Le stime parlano di almeno 10 milioni di iPhone Duo già piazzati sul mercato, contando le unità in consegna a fine gennaio e i pre-order già pagati. Un numero da leggere nel perimetro dei pieghevoli a libretto, un mercato da 30-40 milioni di pezzi l'anno: Apple, da ultima arrivata, potrebbe conquistare subito una quota del 30%.
Chi compra davvero il nuovo pieghevole
Non si tratta solo di utenti disposti a spendere per il modello più costoso. C'è una categoria che oggi non può fare a meno di un iPhone Duo ed è pronta a pagare anche di più: sono le aziende di sviluppo e gli sviluppatori autonomi. Un trend già visto con il primo iPad, il primo MacBook M1 e il primo iPhone da 6,7 pollici: quando cambia radicalmente il form factor, Microsoft, Google o Meta hanno bisogno di decine, se non centinaia, di dispositivi per adeguare le proprie app e testarle sull'hardware reale.
Modificare un'app e vederla girare su un simulatore è un conto; provare interfaccia, gesture, dimensioni di icone e caratteri su un dispositivo vero, aperto, chiuso o a metà, è tutt'altra cosa. Per questo nelle prime settimane molte app non saranno ottimizzate e mostreranno la zona laterale del display frontale non gestita: senza un dispositivo per validare il lavoro, gli sviluppatori difficilmente rilasceranno aggiornamenti, perché un bug di layout si trasforma subito in recensioni negative.
Prezzi da strozzino e scorte introvabili
Qui entrano in gioco gli scalper, che dopo schede video e RAM hanno preso di mira il nuovo iPhone. Nel weekend sono comparsi decine di annunci anche in Italia con prezzi fuori scala: più la data di consegna è vicina, più la cifra sale, con richieste fino a 4.000 euro per averlo venerdì. Per uno sviluppatore o un'azienda che vive di app, spendere 2.000 euro in più oggi è meglio che aspettare gennaio: significa avere l'app pronta il giorno in cui i primi Duo arrivano ai clienti.
Non c'è speranza nemmeno per chi pensa di mettersi in coda presto davanti agli Apple Store: secondo Gurman, Apple potrebbe non avere unità da vendere nei negozi, perché tutte quelle prodotte sarebbero già allocate tramite i pre-order. E anche molte catene tradizionali potrebbero non ricevere le quantità ordinate, con consegne ai clienti destinate a slittare.