L'uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti rappresenta una delle nuove frontiere del rischio informatico. È quanto emerge dall'analisi dell'NCSC, l'agenzia britannica per la cybersicurezza, che considera molto probabile che questa pratica, nota come shadow AI, lasci le imprese esposte a gruppi di attaccanti avanzati e a cybercriminali comuni.
Perché lo shadow AI è così pericoloso
Il fenomeno si verifica quando i lavoratori utilizzano chatbot, generatori di codice o altri servizi AI senza il via libera dell'IT aziendale. Spesso lo fanno per velocizzare le attività quotidiane, ma senza rendersi conto dei pericoli. Il problema principale è che questi strumenti possono essere addestrati con dati sensibili, come informazioni riservate, credenziali o proprietà intellettuale, che finiscono così su server esterni non controllati. Inoltre, i modelli possono generare codice vulnerabile o suggerire configurazioni insicure, aprendo falle nei sistemi aziendali.
Secondo l'NCSC, gli attaccanti potrebbero sfruttare proprio queste debolezze per infiltrarsi nelle reti. Un dipendente che incolla dati aziendali in un chatbot pubblico, ad esempio, potrebbe involontariamente fornire informazioni preziose a malintenzionati. Allo stesso modo, l'uso di plugin o estensioni AI non verificati può introdurre malware nei dispositivi aziendali. L'agenzia sottolinea che il rischio non riguarda solo le grandi imprese, ma anche le PMI, spesso meno preparate a gestire queste minacce.
Come difendersi: formazione e regole chiare
Per mitigare il rischio, l'NCSC raccomanda alle aziende di adottare politiche chiare sull'uso dell'AI, formare i dipendenti sui pericoli e fornire strumenti alternativi approvati. La trasparenza e la consapevolezza sono le prime armi per trasformare l'AI da minaccia a opportunità. Ignorare il problema, avvertono gli esperti, significa lasciare una porta aperta ai criminali informatici.