La corsa all'intelligenza artificiale sta ridisegnando gli organigrammi aziendali. Secondo uno studio dell'IBM Institute for Business Value citato nel maggio 2026, il 76% delle organizzazioni intervistate ha ormai un Chief AI Officer, una figura in forte ascesa rispetto al 26% registrato appena un anno prima. Un balzo che racconta quanto l'AI sia diventata centrale nelle strategie di business e quanto le aziende sentano il bisogno di una guida dedicata a livello di board.
Non solo tecnologia: il profilo ibrido
Il Chief AI Officer non è un semplice super-tecnico. Le competenze richieste spaziano dalla comprensione dei modelli di machine learning alla capacità di tradurre il potenziale dell'AI in valore concreto per il business. Serve una visione d'insieme che unisca governance dei dati, gestione del rischio e conformità normativa, senza dimenticare la sensibilità etica: l'AI Act europeo impone regole stringenti e il board si aspetta che questa figura sappia navigarle.
Accanto alle competenze tecniche, pesano sempre di più le soft skill: capacità di leadership, comunicazione efficace con il C-suite e abilità nel costruire team multidisciplinari. Il Chief AI Officer deve saper dialogare con il CFO sui ritorni degli investimenti, con il CISO sulla sicurezza e con il CHRO sulla riqualificazione delle persone. Non a caso, molte aziende scelgono profili con esperienza trasversale, maturata tra strategia, prodotto e operations.
Perché serve una figura nel board
Portare l'AI ai massimi livelli decisionali significa superare la fase sperimentale e integrare l'intelligenza artificiale nei processi core. Il Chief AI Officer diventa così il regista di una trasformazione che tocca ogni funzione aziendale, dallo sviluppo prodotto al marketing, dalla supply chain al servizio clienti. Con la domanda di figure specializzate in crescita esponenziale, le competenze chiave per questo ruolo sono destinate a diventare un riferimento imprescindibile per chiunque ambisca a sedere in un board nell'era dell'AI.