Amazon rompe il silenzio e lo fa con un comunicato dal titolo inequivocabile: La corsa che la nostra nazione non può permettersi di perdere. Il gigante di Seattle, primo operatore cloud al mondo attraverso la controllata AWS, prende posizione in modo netto sul futuro dell'intelligenza artificiale e sulle infrastrutture che la sostengono. Un intervento che suona come un manifesto politico-industriale, in cui l'azienda di Jeff Bezos mette in guardia contro i rischi di un rallentamento degli investimenti e, soprattutto, contro le moratorie che sempre più spesso bloccano la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti.
Un appello che evoca scenari apocalittici
Nel documento, Amazon sottolinea come le scelte compiute oggi determineranno l'esito della competizione globale. «Un calo di attenzione o di determinazione da parte della nostra nazione potrebbe farci perdere terreno, potenzialmente in modo irreparabile», si legge nel comunicato. Il riferimento, seppur velato, è alla Cina e alla corsa tecnologica sempre più serrata. L'azienda paragona la trasformazione in atto a quanto accadde alla fine della Seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti avviarono un massiccio piano di potenziamento delle infrastrutture di trasporto. Oggi, sostiene Amazon, la posta in gioco è la stessa: senza una rete solida di data center, la supremazia americana nell'IA sarebbe a rischio.
Il colosso del cloud non usa mezzi termini e definisce le moratorie sui nuovi impianti una vera e propria minaccia. Attualmente, in tutto il Paese sono oltre 100 le moratorie in fase di valutazione. Se adottate, avverte Amazon, comprometterebbero irrimediabilmente la posizione degli Stati Uniti, con conseguenze destinate a protrarsi per generazioni. Un monito che arriva proprio mentre il dibattito pubblico sull'impatto ambientale e sociale dei data center si fa sempre più acceso.
Quattro falsi miti da sfatare
Nel mirino di Amazon ci sono anche le campagne di disinformazione. Il comunicato accusa esplicitamente vari Paesi di diffondere deliberatamente notizie false sui data center per indurre gli Stati Uniti a rallentare. «Nell'era dei social media e dell'informazione continua, i falsi miti si diffondono più rapidamente che mai», si legge. Per questo l'azienda passa al contrattacco sfatando quattro presunti miti: l'eccessivo consumo d'acqua per il raffreddamento dei server, la responsabilità nei rincari energetici, l'emissione di inquinanti e la mancanza di benefici per le comunità locali.
Per rispondere a quest'ultima critica, Amazon lancia il programma Built Together, che stanzierà un miliardo di dollari nei prossimi cinque anni. Le risorse saranno destinate a istruzione, formazione professionale, accessibilità energetica, conservazione delle risorse idriche e altre priorità locali. Un'iniziativa che mira a costruire consenso e a migliorare la reputazione dell'azienda presso le comunità che ospitano i suoi impianti, spesso teatro di proteste e resistenze.
La mossa di Amazon fa da apripista. Gli altri giganti dell'IA sono pronti a seguire, chi prima chi dopo. OpenAI, Anthropic e gli altri protagonisti del settore si trovano in una posizione delicata: da un lato devono rassicurare l'opinione pubblica sui rischi di uno sviluppo incontrollato dell'intelligenza artificiale, dall'altro hanno urgente necessità di monetizzare gli enormi investimenti degli ultimi anni. Le promesse e le dichiarazioni di rito si moltiplicano, ma la domanda di fondo resta: quanto sono disposti a rallentare proprio ora che i business iniziano a intravedere prospettive di profitto? La risposta, con ogni probabilità, è la stessa che Amazon ha appena dato: per niente.