La battaglia legale tra la NAACP e SpaceXAI non si ferma. Il 30 ottobre la giudice distrettuale Debra M. Brown ha respinto l'istanza con cui l'azienda di Elon Musk chiedeva di archiviare il procedimento sulle turbine a gas che alimentano i datacenter dell'area di Memphis. La difesa della società puntava su un tecnicismo: i macchinari sarebbero dispositivi mobili, quindi esclusi dagli obblighi autorizzativi contestati. Un'impostazione che il tribunale ha bocciato senza appello.
Fonti fisse, non mobili: la tesi della difesa crolla
Secondo il provvedimento, le turbine vanno considerate fonti fisse di inquinamento e richiedono dunque i permessi previsti. La giudice ha inoltre respinto l'altra argomentazione di SpaceXAI, che metteva in dubbio la legittimazione della NAACP ad agire in base al Clean Air Act, arrivando a sostenere che le azioni promosse da cittadini e organizzazioni siano incompatibili con la Costituzione americana. Per il tribunale, chi promuove un'azione di questo tipo agisce nel proprio interesse e a titolo personale, per ottenere un ristoro dei danni subiti, e non per esercitare poteri esecutivi federali. Le questioni di merito restano però aperte: la responsabilità finale dell'azienda non è stata decisa e la richiesta di ingiunzione preliminare presentata dall'associazione è ancora sul tavolo.
Il governo prova a fermare tutto, ma non può chiudere il caso
Oltre alla società, anche il Dipartimento di Giustizia americano aveva cercato di fermare il procedimento, sostenendo che le attività di SpaceXAI fossero cruciali per le operazioni militari statunitensi. Il 19 ottobre la giudice ha permesso al governo di unirsi al caso, stabilendo però che non poteva chiudere da solo una causa promossa da cittadini. Una precedente richiesta di stop era già stata respinta. L'iniziativa legale, depositata nell'aprile 2026 davanti al tribunale federale del distretto settentrionale del Mississippi con il supporto del Southern Environmental Law Center e di Earthjustice, contesta a SpaceXAI di aver installato e acceso turbine a gas senza le autorizzazioni previste.
Al centro della vicenda ci sono il complesso Colossus e la centrale elettrica in costruzione a Southaven. Stando agli atti, tra agosto e dicembre 2025 almeno 27 turbine sarebbero state installate e messe in funzione da xAI e dalla controllata MZX Tech senza alcun permesso alle emissioni. Con una capacità di almeno 495 MW, potrebbero rilasciare circa 1.700 tonnellate l'anno di ossidi di azoto, tra i principali responsabili dello smog. Nel sito Colossus, secondo il Southern Environmental Law Center, ci sarebbero almeno 35 turbine e altre fonti inquinanti prive delle autorizzazioni. Le sanzioni civili richieste arrivano fino a 124.426 dollari al giorno per ogni violazione.
Resta poi il nodo dei permessi: nel luglio 2025 il regolatore ambientale del Mississippi aveva scritto a xAI che le turbine sarebbero state esenti da autorizzazione, ma la giudice ha precisato che il tribunale non è vincolato da quell'interpretazione. Nel frattempo SpaceXAI ha annunciato che entro luglio 2027 rimuoverà le 69 turbine temporanee, un passo verso l'impianto permanente da 1,2 GW in costruzione. Nel quartiere Colonial Hills, accanto all'impianto di Southaven, la controllata MZX continua intanto a comprare abitazioni: chi vende deve rinunciare a ogni rivalsa legale sul rumore delle turbine, e dal 9 ottobre l'azienda ne avrebbe acquistate cinque, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a 418 unità. Tre residenti hanno intentato a giugno una causa separata proprio sul rumore, mentre il sindaco Musselwhite difende l'operazione sottolineando che i monitor cittadini non hanno registrato livelli superiori al limite locale di 70 decibel.