Tesla ha ottenuto la pubblicazione di un nuovo brevetto relativo alla ricarica wireless, depositato lo scorso marzo, che descrive un sistema in grado di rilevare oggetti estranei sulla piastra di ricarica anche in presenza di temperature variabili. La notizia rappresenta un tassello importante nella strategia dell'azienda di Austin, che da tempo punta a eliminare i cavi per la ricarica dei veicoli autonomi.
Come funziona il sistema
Secondo l'abstract del brevetto, il sistema utilizza un insieme di bobine induttive inserite in circuiti risonanti, eccitandole con segnali in un intervallo di frequenze che include o si avvicina alla frequenza di risonanza nominale dei circuiti stessi. Un oggetto metallico viene individuato quando la resistenza della bobina aumenta e la sua induttanza diminuisce. Analizzando gli spostamenti e le distribuzioni delle frequenze di risonanza e delle grandezze in uscita, come i picchi di tensione, il rilevatore riesce a distinguere i cambiamenti dovuti alla temperatura da quelli causati da oggetti estranei. Questo accorgimento è fondamentale per garantire un funzionamento affidabile delle piastre di ricarica in condizioni reali.
La strategia di Tesla sulla ricarica wireless era già emersa lo scorso 11 settembre, quando si era parlato della volontà di costruire stazioni Supercharger dedicate esclusivamente alla flotta Robotaxi. Il nuovo brevetto aggiunge ora un dettaglio tecnico preciso su come il sistema eviterà che un oggetto lasciato sopra la piastra comprometta la ricarica. L'obiettivo è rendere l'esperienza di guida completamente autonoma fluida dall'inizio alla fine, senza intoppi che possano rovinare il servizio.
La rete Supercharger su cui questi sistemi dovranno eventualmente innestarsi conta oggi circa 7.900 stazioni e oltre 75.000 connettori in tutto il mondo. Numeri che danno la misura di quanto lavoro sarà necessario per estendere la ricarica wireless su una scala altrettanto ampia. Il Cybercab, ricordiamo, è stato pensato fin dal 2024 per supportare solo la ricarica wireless, una scelta coerente con un veicolo privo di conducente che può posizionarsi da solo sopra la piastra mentre attende il prossimo cliente.
Il brevetto di oggi si aggiunge a una serie di sviluppi recenti attorno al Cybercab: solo qualche giorno fa è stato raccontato del primo esemplare assemblato con catodo prodotto internamente ad Austin, mentre nelle settimane precedenti erano emersi altri dettagli tecnici del veicolo, dall'assenza di un tradizionale impianto frenante idraulico fino all'antenna Starlink montata sulla carrozzeria per garantire la connessione satellitare. Il Cybercab, svelato nell'ottobre 2024, monta un solo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 219 cavalli e una batteria da 47,6 kWh per un'autonomia dichiarata di circa 472 km. La produzione è iniziata alla Giga Texas quest'anno, con oltre 100 unità avvistate nei piazzali della fabbrica già a luglio, anche se Tesla non può ancora venderli né farli circolare senza un operatore umano a bordo.
In conclusione, il nuovo brevetto sulla ricarica wireless rappresenta un ulteriore passo avanti verso un ecosistema di mobilità autonoma completamente integrato. Se da un lato la sfida tecnologica è complessa, dall'altro la posta in gioco è alta: Tesla vuole essere pronta a offrire un servizio Robotaxi senza attriti, dove la ricarica avviene in modo automatico e sicuro. Sarà interessante vedere come questa tecnologia si evolverà e se troverà applicazione anche al di fuori della flotta dedicata, magari in future versioni dei veicoli per il grande pubblico.