Subaru si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, ma questa volta senza il cuore pulsante che l'ha resa celebre: il motore boxer. Secondo quanto riportato da AMuS, gli ultimi modelli a combustione interna del marchio giapponese usciranno di produzione entro il 2027, segnando la fine di un'era durata oltre sei decenni. Una decisione che era nell'aria da tempo, ma che ora assume contorni definitivi almeno per il mercato europeo.
Una tradizione lunga sessant'anni
Tutto era iniziato il 14 maggio 1966 con la Subaru 1000, prima vettura a montare il quattro cilindri boxer raffreddato ad acqua. Da allora il marchio ha venduto oltre 16 milioni di motori boxer, costruendo un'identità tecnica inconfondibile fondata sull'architettura a cilindri orizzontali contrapposti. La fama mondiale era arrivata negli anni '90 con i trionfi nel WRC e le imprese di Colin McRae sull'Impreza, capaci di trasformare le versioni WRX e STi in icone assolute del JDM.
Perché il boxer resta speciale
Il motore boxer sta a Subaru come la trazione integrale: garantisce un baricentro basso, dimensioni compatte in altezza e un bilanciamento ideale che si traduce in stabilità e piacere di guida immediato. Una soluzione tecnica che in Europa, complice la spinta normativa di Bruxelles verso l'elettrificazione, è ormai destinata a uscire di scena. La transizione green comporta rischi concreti, considerando che la mobilità elettrica nel Vecchio Continente stenta ancora a decollare del tutto.
La strategia del marchio non sarà però identica ovunque. In Giappone e Nord America Subaru continuerà a sviluppare l'architettura termica, puntando su un sistema full hybrid all'avanguardia. Una scelta che ricorda, per certi versi, la decisione di Porsche di tornare sui propri passi: la Casa di Stoccarda, con la Mission X, guarda infatti a un futuro otto cilindri boxer per il segmento delle sportive.
Per Subaru, insomma, il boxer non scompare del tutto, ma in Europa il suo marchio di fabbrica si appresta a diventare memoria. Dopo sessant'anni di storia e oltre 16 milioni di unità prodotte, il costruttore delle Pleiadi si affida all'elettrico per il futuro, lasciando ai puristi la nostalgia di un suono e di un'architettura che hanno fatto la storia dell'automobilismo.