Elon Musk ha annunciato che Tesla interromperà la produzione del Cybertruck nel 2026 per liberare linee produttive destinate al nuovo Cybercab. La decisione, comunicata con un tweet, segna la fine di uno dei veicoli più discussi della storia automobilistica recente. Un siluro silenzioso, senza fanfara, che dice molto su come il pickup in acciaio inossidabile sia scivolato dal podio di prodotto simbolo a quello di imbarazzo industriale.
Numeri da flop annunciato
Tesla puntava a 250.000 unità l'anno, ma dal debutto ne ha vendute appena 70.000 in totale. Per smaltire l'invenduto, SpaceX — l'altra azienda di Musk — è dovuta intervenire come uno dei maggiori acquirenti singoli. Il fondatore si è insomma trasformato nel proprio cliente pur di migliorare i conti. A pesare sono stati prezzo elevato, autonomia e capacità di traino inferiori alle promesse, richiami a raffica e un design che ha diviso il pubblico fin dal primo prototipo.
La caduta politica del marchio
Il vero colpo di grazia è arrivato dalla politica. Quando Musk si è schierato apertamente con Trump, il Cybertruck è diventato un manifesto politico su quattro ruote. I proprietari di Model 3 e Model Y potevano ancora sostenere di aver comprato l'auto prima della svolta del patron; chi guidava un Cybertruck no. Il pickup è così finito al centro di rally conservatori e polemiche divisive, perdendo quell'aura futuristica che doveva essere il suo principale argomento di vendita.
Il tempismo del tweet è significativo: è arrivato tre giorni dopo le elezioni in cui Musk ha investito oltre 445 milioni di dollari in campagne repubblicane, con oltre 200 milioni concentrati in Texas. Il risultato? Una vittoria democratica storica nello Stato, con James Talarico che ha battuto Ken Paxton di 12 punti. Un ritorno politico nullo che ha reso il Cybertruck un reperto istantaneo: l'auto che voleva sembrare il futuro è diventata il simbolo di un passato da dimenticare.