Un gruppo internazionale di astronomi guidato dal Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha fatto una scoperta senza precedenti: ha individuato le tracce di tre buchi neri supermassicci attivi nella galassia J0148-4214, osservata quando l'universo aveva appena 2 miliardi di anni. Si tratta della prima volta che un sistema triplo di buchi neri viene osservato in un'epoca così remota, offrendo un'opportunità unica per studiare la formazione e l'evoluzione delle strutture cosmiche.
Un sistema triplo nell'universo primordiale
La galassia J0148-4214 è stata osservata con il telescopio spaziale Hubble e con il Very Large Telescope (VLT) dell'ESO, sfruttando il fenomeno della lente gravitazionale per amplificare la luce proveniente da un'epoca così lontana. I tre buchi neri, ciascuno con una massa di milioni o miliardi di volte quella del Sole, sono attivi e circondati da dischi di accrescimento che emettono potenti radiazioni. La loro presenza simultanea in una galassia così giovane suggerisce che i processi di fusione tra buchi neri possano essere stati frequenti nell'universo primordiale.
Possibili fusioni e implicazioni future
Secondo i ricercatori, i tre buchi neri potrebbero essere destinati a fondersi in un unico oggetto ancora più massiccio. Se confermato, questo scenario fornirebbe indizi cruciali sulla crescita rapida dei buchi neri supermassicci e sulle onde gravitazionali generate da eventi simili. Le osservazioni future con telescopi di nuova generazione, come il James Webb Space Telescope e l'Einstein Telescope, potranno verificare l'evoluzione del sistema e chiarire i meccanismi che portano alla formazione di questi giganti cosmici. La scoperta apre quindi nuove prospettive sullo studio delle prime fasi dell'universo e sulle forze che ne hanno plasmato la struttura.