Le conversazioni con l'intelligenza artificiale sono spesso piene zeppe di dati personali, e condividerle con un semplice link può sembrare un gesto innocuo. Ma cosa succede se quell'indirizzo finisce nelle mani sbagliate? È esattamente quello che è accaduto su Muse, la piattaforma di AI agentica di Meta presentata appena il mese scorso, dove una vulnerabilità ha esposto 6.800 chat potenzialmente accessibili a chiunque.
La falla scoperta da Claroc
A individuare il problema sono stati i ricercatori della società di sicurezza Claroc, che hanno analizzato il meccanismo di condivisione delle conversazioni. Il sistema generava gli indirizzi web usando il titolo della chat come sottodominio, rendendoli così rintracciabili attraverso i cosiddetti passive DNS: servizi che raccolgono lo storico delle associazioni tra domini e indirizzi IP, permettendo di risalire anche a sottodomini registrati in passato e magari già eliminati.
La reazione di Meta
Una volta ricevuta la segnalazione, Meta ha sospeso la funzione di condivisione su Muse per impedire ulteriori esposizioni e mettere in sicurezza la piattaforma. L'episodio riaccende i riflettori sulla gestione della privacy negli strumenti di AI generativa: le chat contengono spesso informazioni sensibili, e un link condiviso senza le dovute cautele può trasformarsi in una porta d'accesso involontaria. La raccomandazione resta sempre la stessa: prima di condividere una conversazione con un'AI, è bene chiedersi chi potrebbe davvero trovarla.