Alcuni ricercatori della Silicon Valley avrebbero iniziato a fumare con la convinzione che l'intelligenza artificiale sarà in grado di curare il cancro in futuro. La denuncia arriva da Shyam Sankar, direttore tecnico di Palantir, durante un'apparizione sul set di CBS Face the Nation domenica scorsa. Secondo il dirigente, si tratterebbe di una sorta di psicosi di massa che spinge i professionisti del settore a rischiare la propria salute per dimostrare la loro fede nella tecnologia.
Una fede cieca nella tecnologia
Sankar ha spiegato che fumare sarebbe diventato, per alcuni, un modo per dimostrare ai colleghi quanto credano nelle capacità dell'AI di sconfiggere il cancro. "Credo così tanto nell'AI da essere disposto a rischiare: è come mettere tutte le mie fiches sul tavolo", ha dichiarato, descrivendo questa convinzione come una forma di fede religiosa. A suo avviso, molti professionisti della Silicon Valley vedrebbero nell'intelligenza artificiale una risposta a un vuoto spirituale, attribuendole aspettative che vanno ben oltre le sue attuali capacità.
Se l'affermazione fosse fondata, solleverebbe serie questioni sanitarie. Anche se l'AI riuscisse a contribuire allo sviluppo di trattamenti antitumorali efficaci, il tabagismo resta responsabile di diverse forme di cancro e di numerosi altri problemi di salute a lungo termine. A ciò si aggiungono i tempi necessari per testare questi trattamenti e i rischi legati al consumo stesso. Sankar evidenzia inoltre una tendenza più ampia: diversi articoli recenti menzionano una ricomparsa del tabagismo in certi ambienti delle nuove tecnologie, il che potrebbe in parte corroborare le sue osservazioni.
Una scommessa molto rischiosa
Resta il fatto che, anche se l'intelligenza artificiale fosse in grado di guarire la stragrande maggioranza delle malattie e tutti i tumori, il percorso di cura richiederebbe comunque mesi o anni. Credere ciecamente di poter fumare per 40 anni, ammalarsi di cancro e guarire grazie alle tecnologie di rilevamento e cura tramite l'AI resta una scommessa molto rischiosa. Intanto, bisogna avere il budget per un tale esperimento, fumare un numero sufficiente di anni, poi avere il tanto atteso cancro, e ovviamente non avere un infarto o non rimanere vittima di un incidente d'auto prima.
Tra 20, 30 o 40 anni, le tecnologie di intelligenza artificiale si saranno ampiamente evolute e senza dubbio nella giusta direzione in termini di salute. Ma se non ci fossero già abbastanza malattie da curare al momento, è davvero utile aggiungerne altre volontariamente? La domanda resta aperta, mentre l'industria tech continua a inseguire il sogno di un futuro in cui l'AI risolva ogni problema. Tiziana Foglio