Il governo giapponese alza la voce contro la proposta di Parigi e Berlino di introdurre un regime preferenziale europeo per le auto elettriche. Il piano, pensato per sostenere la filiera produttiva del Vecchio Continente, escluderebbe di fatto i veicoli fabbricati in Giappone. Una discriminazione che Tokyo non intende accettare: nelle scorse ore il ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria ha chiesto formalmente all'Unione Europea parità di trattamento per i costruttori nipponici.
Un piano che taglia fuori Tokyo
La proposta franco-tedesca punta a riservare incentivi e agevolazioni alle auto elettriche assemblate in Europa, con l'obiettivo di accelerare la transizione e proteggere l'industria locale dalla concorrenza asiatica. Ma il Giappone, che vanta marchi storici come Toyota, Honda e Nissan, considera la misura un colpo diretto ai propri interessi commerciali. Secondo Tokyo, il regime preferenziale violerebbe i principi di non discriminazione sanciti dagli accordi internazionali e rischierebbe di innescare una spirale protezionistica.
La richiesta di parità e i possibili scenari
Il Giappone chiede che le auto elettriche giapponesi possano accedere agli stessi benefici delle vetture europee, senza penalizzazioni legate all'origine del veicolo. La questione è delicata: Bruxelles sta già lavorando a un quadro normativo per le EV e la proposta franco-tedesca potrebbe diventare un modello per l'intero mercato unico. Se l'UE dovesse ignorare l'appello di Tokyo, si aprirebbero scenari di ritorsione commerciale, con possibili ricadute sui rapporti tra Europa e Giappone, partner strategici anche nel settore tecnologico e automobilistico.
La palla ora passa alla Commissione europea, chiamata a mediare tra le istanze dei due grandi Paesi membri e le richieste di equità avanzate da Tokyo. La partita è aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà la linea protezionistica o quella del libero scambio.