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Psicologi e AI: come redigere note di seduta senza violare il GDPR

Psicologi e AI: come redigere note di seduta senza violare il GDPR Fonte: Tom's Hardware Italia
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Le note di seduta sono dati sanitari sensibili ai sensi dell'art. 9 GDPR. Ecco come usare l'AI per scriverle senza esporre informazioni personali dei pazienti

Le note di seduta di uno psicologo rientrano a pieno titolo tra i dati relativi alla salute disciplinati dall'articolo 9 del GDPR, il regolamento europeo del 2016 ancora in vigore. La loro natura sensibile non cambia nemmeno quando il nome del paziente viene omesso: il contenuto clinico, le dinamiche emozionali e i riferimenti alla storia personale restano informazioni meritevoli di massima protezione. Per questo l'uso di strumenti di intelligenza artificiale nella stesura delle note richiede cautele specifiche.

Il rischio di esporre dati sensibili all'AI

Molti professionisti della salute mentale stanno sperimentando l'AI per velocizzare la scrittura delle note post-seduta. Tuttavia, inserire il testo integrale in un chatbot pubblico significa trasferire dati sanitari a server esterni, spesso senza garanzie di riservatezza. Anche l'anonimizzazione parziale non è sufficiente: incrociando dettagli come età, professione o eventi di vita, è possibile risalire all'identità del paziente. La violazione comporterebbe sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo, oltre a un grave danno reputazionale.

Come usare l'AI in modo conforme

La soluzione esiste e si basa su tre pilastri. Primo: utilizzare modelli AI installati localmente o forniti da aziende con accordi di trattamento dati conformi al GDPR, meglio se con server in Europa. Secondo: applicare una pseudonimizzazione rigorosa, sostituendo nomi e dettagli identificativi con codici alfanumerici prima di qualsiasi elaborazione. Terzo: conservare le note originali solo su sistemi crittografati e mai nei prompt dei chatbot.

In pratica, lo psicologo può servirsi dell'AI per riassumere, strutturare o suggerire formulazioni cliniche, ma deve sempre operare su testi già privati di ogni elemento identificativo. Strumenti come i modelli open source eseguibili in locale offrono oggi un buon compromesso tra efficienza e tutela. La parola d'ordine resta una: la responsabilità del trattamento rimane in capo al professionista, che deve documentare ogni passaggio e formare il personale. Solo così l'innovazione tecnologica non si trasforma in un rischio legale.

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