Chiunque abbia giocato al primo Driver su PlayStation 1 ricorda ancora con un misto di nostalgia e frustrazione il famigerato tutorial nel parcheggio. Prima di poter iniziare davvero l'avventura, il gioco obbligava il giocatore a completare una lunga serie di manovre entro un limite di appena 60 secondi. Quella che doveva essere una semplice introduzione si è trasformata in uno degli ostacoli più iconici e discussi dell'era PlayStation, un vero e proprio rito di passaggio per milioni di giocatori.
Un tutorial diventato leggenda
Il tutorial del parcheggio richiedeva di eseguire una sequenza precisa di manovre: slalom tra i piloni, una curva a 180 gradi, un'inversione a U e infine il parcheggio in uno spazio delimitato. Il tutto contro il tempo, con una guida imprecisa e una telecamera che non aiutava. Molti giocatori impiegarono ore, se non giorni, per superare quella prova, che spesso veniva percepita come più difficile dell'intero gioco. La sfida divenne rapidamente un fenomeno di culto, alimentato da racconti di amici che ci riuscivano al primo tentativo e da altri che, al contrario, abbandonavano il gioco ancora prima di iniziare.
L'errore di valutazione del creatore
Dietro quei 60 secondi c'era un errore di valutazione da parte del creatore del gioco. Martin Edmondson, fondatore di Reflections Interactive, ha raccontato in diverse interviste che l'obiettivo era semplicemente quello di insegnare le meccaniche di guida in modo rapido, senza rallentare troppo l'azione. Tuttavia, la combinazione di un limite di tempo troppo stretto, comandi non ancora padroneggiati e una fisica di guida poco permissiva ha reso il tutorial molto più arduo del previsto. Edmondson ha ammesso che, col senno di poi, avrebbe dovuto rendere la prova più accessibile o aggiungere un'opzione per saltarla.
Perché era così difficile
Le ragioni della difficoltà sono diverse. Innanzitutto, il gioco non offriva alcun tipo di tutorial progressivo: il giocatore doveva imparare tutto sul momento, senza indicazioni chiare. In secondo luogo, la gestione della telecamera e i controlli della vettura non erano immediati, soprattutto per chi non aveva familiarità con i giochi di guida dell'epoca. Infine, il timer di 60 secondi era impietoso: un singolo errore, come toccare un pilone o sbagliare una curva, costringeva a ricominciare da capo. Questo mix di fattori ha trasformato una semplice introduzione in una prova di abilità e pazienza.
Impatto e eredità
Nonostante le critiche, il tutorial di Driver è diventato un simbolo. Ha contribuito a definire l'identità del gioco e ha alimentato innumerevoli discussioni tra i giocatori. Ancora oggi, a distanza di oltre vent'anni, viene citato come esempio di design ostico ma memorabile. La sua fama ha anche ispirato speedrun e sfide tra appassionati, dimostrando come un errore di valutazione possa trasformarsi in un elemento culturale. Per molti, superare quel tutorial significava davvero entrare nel mondo di Driver, e il ricordo di quei 60 secondi rimane indelebile.