Un gruppo di ricerca guidato da Ross Anderson dell'Università di Oxford ha analizzato un giacimento fossilifero in Mongolia, mettendo in discussione uno dei criteri più usati per datare l'origine degli animali. Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica, suggerisce che le prime forme di vita animale potrebbero essere molto più antiche di quanto si pensi, e che l'assenza di fossili in certi periodi non significhi assenza di animali.
Il problema dei fossili mancanti
Normalmente, i paleontologi datano l'origine degli animali basandosi sulla prima comparsa di fossili in determinati strati rocciosi. Tuttavia, questo metodo presuppone che i fossili si siano conservati ovunque allo stesso modo. Il giacimento mongolo studiato da Anderson e colleghi mostra invece che le condizioni ambientali possono impedire la fossilizzazione anche in presenza di organismi complessi. In pratica, l'assenza di prove non è prova di assenza.
Implicazioni per la storia della vita
Se il criterio tradizionale è fallace, allora la comparsa degli animali potrebbe essere retrodatata di milioni di anni. Questa scoperta ha implicazioni profonde per la comprensione dell'evoluzione: i primi animali potrebbero essersi originati in un periodo in cui l'ossigeno era scarso o i fondali oceanici erano chimicamente aggressivi, rendendo quasi impossibile la conservazione dei resti. Il team di Oxford invita quindi a rivalutare i modelli esistenti e a cercare fossili in aree finora trascurate, perché la storia della vita sulla Terra potrebbe essere molto più lunga e complessa di quanto scritto sui libri.