Il riscaldamento globale oltre la soglia di 1,5°C fissata dagli Accordi di Parigi è ormai un dato certo. Le politiche ambientali attuali non sono state in grado di contenere le emissioni di gas serra generate dalle attività umane. Eppure l'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, lancia un appello chiaro: non bisogna arrendersi. L'obiettivo è minimizzare entità e durata del superamento, riportando le temperature entro i limiti entro la fine di questo secolo.
Lo scenario del rapporto: picco al 2050 e rientro entro il 2100
Il quadro delineato nel rapporto The Emissions Gap Report 2026: The Point of Return ipotizza un superamento minimo di 1,7-1,8°C (cioè +0,2-0,3°C rispetto alla soglia), con un picco entro il 2050. Da lì, il rientro verso +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali dovrebbe avvenire prima del 2100, con una probabilità del 50%. Per centrare questo traguardo servono riduzioni drastiche delle emissioni globali rispetto ai valori del 2025: -18% entro il 2030, -45% entro il 2045 e -69% entro il 2040.
I piani nazionali non bastano: serve un cambio di passo
Se attuati appieno, i Contributi Determinati a livello Nazionale (NDC) ridurrebbero le emissioni solamente del 5-8% entro il 2030 e dell'11-15% entro il 2035: numeri molto lontani dagli obiettivi necessari. Il Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, sottolinea che il nuovo rapporto "ci mostra cosa serve per riportare le temperature al di sotto di 1,5 gradi entro la fine del secolo". Un monito che rende la sfida climatica ancora aperta, ma non impossibile: la finestra per intervenire resta stretta e ogni decennio conta.