Le agenzie di cybersicurezza americane FBI e CISA hanno diffuso un avviso congiunto dedicato al ransomware SafePay, una minaccia che ha già compromesso circa 600 organizzazioni in tutto il mondo. L'allarme riguarda anche diversi settori delle infrastrutture critiche, dove un attacco può causare danni ben oltre il singolo ente coinvolto.
Un bilancio preoccupante
Secondo il documento pubblicato dalle autorità, il gruppo criminale dietro SafePay adotta una doppia strategia: da un lato cifra i dati delle vittime per bloccarne l'operatività, dall'altro li sottrae per minacciare la pubblicazione in caso di mancato pagamento del riscatto. Un approccio che rende la minaccia particolarmente insidiosa, perché il ripristino dei sistemi non basta a mettere al sicuro le informazioni sensibili.
Come proteggere i backup
Il cuore delle raccomandazioni di FBI e CISA riguarda la gestione delle copie di sicurezza. I backup devono essere offline o comunque separati dalla rete principale, in modo da non essere raggiungibili dai criminali informatici durante un attacco. È essenziale applicare il principio del privilegio minimo, limitando l'accesso agli archivi solo a chi ne ha reale necessità, e testare periodicamente i processi di ripristino per verificarne l'efficacia.
L'avviso invita inoltre le organizzazioni a mantenere aggiornati i sistemi, segmentare le reti e monitorare costantemente i segnali di attività sospette. La lezione è chiara: contro ransomware come SafePay, la difesa più solida non è un singolo strumento, ma una strategia integrata che parte dalla protezione dei dati e arriva fino alla preparazione operativa.