È passato poco più di un anno e mezzo da quando Eric Migicovsky ha riportato in vita gli smartwatch Pebble. Dopo una serie di novità e qualche problema sul fronte hardware, ora è il software a fare notizia: il fondatore ha annunciato che PebbleOS riceverà a breve il supporto ai plugin, una novità che renderà quadranti e applicazioni molto più versatili sia per chi li sviluppa sia per chi li usa ogni giorno.
Ad anticipare la novità è stato lo stesso Migicovsky in un post su Bluesky, in cui ha spiegato che il team sta lavorando al «cambiamento più grande dell'SDK da… sempre». Il cuore dell'aggiornamento sono appunto i plugin, piccoli moduli che consentiranno a un quadrante di mostrare determinate informazioni o di eseguire azioni senza che lo sviluppatore debba integrarle direttamente nel proprio codice.
Come funzionano i plugin
Gli esempi citati rendono bene l'idea: un plugin potrà fornire a un quadrante dati come le previsioni meteo o l'andamento dei titoli in Borsa, ma potrà anche servire a controllare la riproduzione musicale o i dispositivi della casa smart. Per gli sviluppatori significa poter contare su funzioni già pronte da richiamare, mentre per gli utenti si tradurrà in quadranti e app più ricchi, capaci di fare cose che finora richiedevano soluzioni dedicate caso per caso.
Un dettaglio importante riguarda il modo in cui i plugin verranno eseguiti: il codice sarà scritto in JavaScript e girerà in background all'interno dell'app Pebble installata sullo smartphone, non sull'orologio. Secondo Migicovsky questo non dovrebbe avere alcun impatto sull'autonomia dello smartwatch, un aspetto tutt'altro che secondario considerato che la lunga durata della batteria è da sempre uno dei principali argomenti a favore dei Pebble. Lo stesso fondatore ha paragonato i plugin alle complicazioni di Apple Watch, precisando però che la soluzione di Pebble sarà molto più flessibile, lasciando agli sviluppatori più libertà nella personalizzazione dell'aspetto e nel modo in cui i dati vengono mostrati sul quadrante. Al momento non è stata comunicata una data di rilascio.
Un ecosistema in crescita
Per capire il peso della novità bisogna tornare alla storia recente di Pebble. All'inizio del 2025 Google, che aveva ereditato la proprietà intellettuale del marchio attraverso Fitbit, ha reso open source PebbleOS, e a marzo dello stesso anno Migicovsky ha presentato con la sua nuova azienda Core Devices i primi due smartwatch Core 2 Duo e Core Time 2, eredi diretti dei vecchi Pebble e compatibili con l'ampio catalogo di app e quadranti sviluppati negli anni dalla community. A gennaio è arrivato poi il Pebble Round 2, con display e-paper a colori da 1,3″ e un prezzo di 199 dollari, che dopo alcuni ritardi ha iniziato da poco le spedizioni.
Un SDK più potente è esattamente ciò di cui una piattaforma come PebbleOS ha bisogno per restare attuale, dal momento che il suo punto di forza è sempre stata una community di sviluppatori molto attiva. Resta da capire quanto rapidamente arriveranno i primi plugin e se riusciranno davvero a colmare almeno in parte la distanza dagli smartwatch più completi, ma nelle prossime settimane ne sapremo sicuramente di più.