Sam Altman torna a far discutere. Il CEO di OpenAI, intervenuto al canale YouTube Cheeky Pint, ha dichiarato che la DRAM non dovrebbe essere impiegata nei PC per l'inferenza locale dei modelli di intelligenza artificiale, ma destinata ai data center. Una presa di posizione che arriva in un momento delicatissimo per il mercato delle memorie, dove i prezzi sono schizzati alle stelle proprio per la fame di chip da parte delle infrastrutture cloud.
La tesi di Altman: risorse scarse, uso inefficiente
Secondo il numero uno di OpenAI, molti utenti danno per scontato che i modelli open source possano girare sui propri computer rendendo superflui i data center. Altman ribalta la prospettiva: in un'ottica di allocazione globale delle risorse, è uno «spreco enorme» che una parte della limitata disponibilità mondiale di memoria resti ferma nei singoli dispositivi, venendo sfruttata di fatto solo per il 5% del tempo. Meglio massimizzare l'utilizzo nel cloud, dove i chip lavorano a pieno regime.
Prezzi alle stelle e la rabbia degli utenti
Le parole di Altman suonano particolarmente provocatorie perché arrivano da uno dei principali responsabili dell'impennata dei costi. Per colpa dell'intelligenza artificiale non è più possibile acquistare un modulo di DRAM a prezzi umani: diversi produttori hanno iniziato a offrire dispositivi con meno memoria, come Microsoft con Windows 11 ottimizzato, oppure a puntare su tecnologie più vecchie come le DDR4. I produttori di chip continuano a registrare profitti stellari, con difficoltà di approvvigionamento previste almeno fino al 2028.
La reazione della community non si è fatta attendere. Sotto il video di YouTube spicca un commento sarcastico che sintetizza il pensiero di milioni di utenti: «È terribile che Sam Altman abbia tutti quegli organi nel proprio corpo, quando persone migliori potrebbero farne un uso più efficiente». Una battuta che rende bene l'irritazione di chi si vede chiedere di rinunciare all'hardware locale in favore dell'abbonamento ai modelli GPT.
Dietro la polemica resta un nodo concreto: la visione di Altman spinge verso un modello in cui l'AI gira quasi esclusivamente sui server, con buona pace di chi vorrebbe eseguire modelli open source in autonomia. Una scelta che, secondo i critici, avvantaggia soprattutto i ricavi di OpenAI più che l'efficienza complessiva del sistema.