La crisi delle memorie RAM continua a farsi sentire e stavolta colpisce ancora una volta il mondo dei single board computer. Raspberry Pi ha annunciato un nuovo aumento dei prezzi per le sue schede di quarta e quinta generazione, confermando che la situazione legata al costo delle memorie non accenna a migliorare. Non è la prima volta che l'azienda britannica rivede al rialzo il listino, e purtroppo non sarà probabilmente l'ultima.
I nuovi prezzi per il mercato statunitense
L'annuncio ufficiale riguarda per ora il mercato degli Stati Uniti e vede protagoniste le versioni da 2 GB di RAM. Nello specifico, Raspberry Pi 4 e Raspberry Pi 5 subiscono un rincaro di 12,50 dollari, portando i rispettivi prezzi a 67,50 dollari e 77,50 dollari. Le altre configurazioni e gli altri prodotti del catalogo rimangono al momento invariati, ma la sensazione è che la situazione possa evolvere nelle prossime settimane.
Continuare a offrire i prodotti del catalogo con lo stesso listino è diventato insostenibile per l'azienda, che si trova a fare i conti con costi di approvvigionamento delle memorie ormai fuori controllo. La decisione di ritoccare verso l'alto i prezzi rappresenta quindi una conseguenza diretta delle dinamiche globali del mercato delle RAM, che stanno mettendo in difficoltà numerosi produttori di hardware.
Il consiglio insolito: puntare su modelli meno recenti
C'è un passaggio particolarmente interessante nel comunicato ufficiale di Raspberry Pi. L'azienda suggerisce infatti ai clienti di valutare l'acquisto di schede non di ultima generazione, ritenute ancora in grado di soddisfare buona parte delle esigenze più comuni. Si tratta di un'anomalia nel panorama tecnologico, dove solitamente si tende a spingere i consumatori verso i modelli più recenti e performanti.
Nel dettaglio, Raspberry Pi invita a considerare se un modello meno recente, come i sempre popolari Raspberry Pi 3B, 3A+ o 3B+, possa offrire le prestazioni richieste dal proprio progetto a un costo inferiore. Inoltre, l'azienda sottolinea l'importanza di assicurarsi di non pagare per una quantità di RAM superiore a quella effettivamente necessaria, un consiglio che assume ancora più valore in un periodo di prezzi così elevati.
La questione si intreccia con un'altra vicenda recente che ha coinvolto Raspberry Pi. L'azienda ha infatti annunciato che sui suoi nuovi hardware non è possibile effettuare l'upgrade della memoria. Il motivo è presto spiegato: considerati i prezzi delle RAM ormai fuori controllo, alcuni utenti avevano pensato di acquistare le versioni più economiche, modificarle con moduli di terze parti e rivenderle a prezzo maggiorato. Un fenomeno che ha spinto l'azienda a prendere provvedimenti per tutelare i consumatori.
Acquistando schede modificate in questo modo si corre infatti il rischio di imbattersi in problemi di stabilità o di compatibilità, con conseguenze potenzialmente gravi per i progetti degli utenti. La scelta di Raspberry Pi di bloccare gli upgrade va quindi letta come una misura di protezione, ma anche come l'ennesima conferma di quanto la crisi delle memorie stia condizionando l'intero settore. Per ora non resta che attendere eventuali sviluppi sul fronte dei prezzi, sperando che la situazione delle RAM possa tornare alla normalità nel più breve tempo possibile.