Chiedere a un'intelligenza artificiale di realizzare il sito della propria attività senza istruzioni precise è come entrare da un sarto e dire soltanto «fammi un vestito». Senza conoscere le preferenze del cliente, il sarto sceglierà un modello standard, un tessuto neutro e un taglio classico: un risultato adatto a tutti e quindi a nessuno. Con i siti accade lo stesso: come spiega Anthropic, senza indicazioni specifiche i modelli convergono verso le scelte più comuni, gli stessi caratteri tipografici, le stesse sfumature, lo stesso sfondo bianco con decorazioni prevedibili.
La buona notizia è che basta cambiare il modo di chiedere. Non servono competenze tecniche né migliaia di euro spesi da un'agenzia. Prima di iniziare, però, conviene raccogliere il materiale: l'elenco dei servizi con i prezzi, gli orari, l'indirizzo, le domande frequenti dei clienti e soprattutto fotografie proprie, scattate nel locale o nello studio, perché le immagini di archivio sono il modo più rapido per far sembrare un sito finto. Va poi decisa una sola azione principale che il visitatore deve compiere: prenotare, chiamare o comprare. Una, non cinque.
Dall'intervista al disciplinare visivo
Il percorso non parte dal progetto grafico ma da una conversazione. Si dice a Claude che tipo di attività si gestisce e in quale città, poi gli si chiede di porre dieci domande, una alla volta, su clienti, concorrenza, storia dell'attività, materiali visivi disponibili e azione desiderata. Dopo l'intervista si richiedono tre concetti davvero distinti per la pagina principale, ciascuno con un nome, un'idea centrale e un riferimento stilistico preciso. Scelto il concetto, il chatbot lo trasforma in un disciplinare visivo di circa duecento parole: palette con codici esadecimali, un solo colore d'accento, regole tipografiche, immagine principale costruita dalle proprie foto, un'animazione distintiva e i requisiti di accessibilità.
Costruire, correggere, uniformare
Qui si passa alla pratica: il chatbot costruisce la pagina usando esclusivamente i contenuti forniti, senza inventare nulla, e segnala ciò che manca con un segnaposto «[DA SCRIVERE]» invece di riempirlo con testo di fantasia. Il passaggio più sottovalutato è la revisione critica: si chiede di individuare i cinque elementi che sembrano più preconfezionati e di correggerli spiegando le modifiche. Le pagine interne seguono lo stesso sistema di progetto ma con una propria identità, mantenendo intestazione, piè di footer e pulsanti identici alla home.
L'ultimo tocco trasforma un buon sito in un sito personale: si forniscono al chatbot tre messaggi reali già inviati ai propri clienti e gli si chiede di riscrivere tutti i testi con lo stesso tono e lo stesso modo di esprimersi. È la differenza tra un sito che sembra fatto con l'AI e uno che sembra fatto da qualcuno che sa usare l'AI.