Chi sostiene che tutti i giochi PlayStation 1 siano ancora oggi perfettamente godibili mente sapendo di mentire. Certo, titoli come Super Mario World per SNES o Crash Bandicoot hanno retto bene il passare del tempo, ma molte icone della prima era Sony sono invecchiate male, soprattutto se paragonate a produzioni Nintendo coetanee. Il motivo? Controlli legnosi, telecamera ostica e grafica poligonale che oggi risulta difficile da digerire.
Perché alcuni classici PS1 sono diventati ingiocabili
Il problema principale è l'evoluzione degli standard di gioco. Negli anni '90 molti titoli sperimentavano con il 3D, ma senza le convenzioni che oggi diamo per scontate. La mancanza di una telecamera fluida, l'uso dei tasti dorsali per ruotare la visuale e l'assenza di un secondo stick analogico (introdotto solo con DualShock) rendono l'esperienza frustrante per chi è abituato a Dark Souls o God of War. A ciò si aggiunge una grafica a bassa risoluzione e modelli poligonali spigolosi che, su schermi moderni, appaiono ancora più grezzi.
Tre esempi emblematici
Il primo è Tomb Raider (1996): pionieristico nell'esplorazione 3D, ma con controlli a carro armato e salti millimetrici che oggi richiedono una pazienza infinita. Il secondo è Resident Evil (1996): capostipite del survival horror, ma le angolazioni fisse della telecamera e i controlli tank-style lo rendono ostico per i giocatori moderni. Infine, Final Fantasy VII (1997): un capolavoro narrativo, ma le battaglie a turni con tempi di attesa lunghi e i modelli poligonali fuori scala possono scoraggiare chi è cresciuto con Persona 5.
Questi giochi restano fondamentali per la storia del medium, ma affrontarli oggi senza un remake o una remaster richiede spirito di adattamento. La nostalgia fa la sua parte, ma la realtà dei fatti è che l'industria è cambiata e certi titoli andrebbero riscoperti con consapevolezza, magari grazie a versioni aggiornate come Crash Bandicoot N. Sane Trilogy o Final Fantasy VII Remake.