Un gruppo di psicologi della Sapienza Università di Roma e dell'Università della Valle d'Aosta ha firmato la prima indagine italiana dedicata al sexting con chatbot basati sull'intelligenza artificiale. Lo studio ha coinvolto 378 giovani adulti, interrogati sulle loro abitudini intime con le macchine: un fenomeno in rapida crescita, finora poco esplorato nel nostro Paese.
Chi cerca l'intimità con le macchine
La ricerca fotografa un panorama nuovo: conversazioni sessualmente esplicite con assistenti virtuali e modelli di linguaggio non sono più un caso isolato. I ricercatori hanno analizzato frequenza, motivazioni e contesto d'uso, indagando anche il profilo di chi si rivolge all'IA per soddisfare bisogni affettivi e sessuali. Tra i fattori emergono curiosità, solitudine e ricerca di esperienze senza giudizio, in un ambiente percepito come sicuro e privo di pressioni sociali.
Le implicazioni psicologiche
Gli studiosi sottolineano l'importanza di comprendere le conseguenze di questa pratica sulla sfera relazionale e sul benessere emotivo. Il sexting con l'IA solleva interrogativi su intimità, consenso e dipendenza tecnologica, temi centrali per la psicologia digitale. La ricerca offre una base scientifica per future indagini e per chi, a vario titolo, si occupa di educazione affettiva e sessuale nell'era degli algoritmi.
Lo studio rappresenta un primo passo per colmare il vuoto informativo italiano su un fenomeno destinato a crescere, con risvolti che riguardano tanto la ricerca accademica quanto la vita quotidiana di milioni di utenti.